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GIUSSANI 2005-2015/ Bertinotti: il suo "cuore" rompe l'omologazione del potere

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Luigi Giussani (1922-2005) (Immagine dal web)  Luigi Giussani (1922-2005) (Immagine dal web)

Certo. In questo è assolutamente moderno.

Lei porta avanti da tempo una sua forte ricerca religiosa personale. Perché ancor più del cattolicesimo in quanto tale le interessa un'esperienza come quella di don Giussani? 
Di don Giussani come di altre figure di fedeli: il cardinale Pellegrino, per altre ragioni il cardinal Martini, padre Balducci… sono tutte presenze molto diverse. E' un ventaglio che può apparire acrobatico dal vostro punto di vista, lo capisco, ma quello che mi interessa è la testimonianza dell'uomo di fede, il rapporto tra il nostro tempo e la fede con cui si attraversa il secolo.

Lei cita spesso san Paolo…
E' vero; "Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede" (2 Tm 4, 7, ndr). In questo trittico c'è quello che mi interessa e mi coinvolge nell'esperienza dell'uomo di fede, anche di don Giussani.

Don Giussani ha fatto un riferimento costante alla parola "cuore". Lei come lo intende?
Sorprende l'uso del termine, ma non la questione sollevata, perché il tema dell'amore, per come io lo leggo, è il tema del cristianesimo. Giussani ha recuperato un termine tradito dalla commercializzazione e lo ha riproposto nel suo carattere scandaloso, quello di riferirsi a un'esigenza di bene e di giustizia assolute.

Da non credente, una personalità come quella di Francesco le sembra estranea al carisma di Giussani?
Estranea non si può mai dire per una figura che appartiene alla stessa fede di un'altra, ma io vedo in papa Francesco soprattutto l'elemento della discontinuità, della rottura con il mondo passato; ovviamente anche suggerita e provocata dall'atto di rottura del pontefice che lo ha preceduto.

Anche per quanto riguarda il riferimento al cuore? Francesco ne parla ogni momento…
Credo che operata la discontinuità, ritorni il problema di fare i conti con ciò si trova nella tradizione. Da chi, quanto e come vengono presi gli elementi di quella tradizione e ri-attualizzati in un altro corpo, questo è un problema che andrebbe indagato. Poi bisogna anche capire, della tradizione, che cosa prendi, o che cosa sei capace di prendere. Questo credo che don Giussani lo sapesse bene.

Saprà anche lei, non solo dalla biografia di Giussani, che il fondatore di Cl ha fatto grattare molte teste nell'establishment ecclesiastico.
Lo capisco e lo ricordo bene. Vale anche per un'istituzione temporale e insieme trascendente come la Chiesa la regola generale di tutte istituzioni: qualunque elemento di scandalo o di trasgressione all'ordinamento viene ricordato come una minaccia…

Don Giussani però non ha mai scardinato nulla.
Scardinato no, ma "affacciarsi sul nulla" è una condizione necessaria per poter integrare il futuro… Naturalmente tutto sta nell'"affacciarsi", appunto, nel vedere il dato con occhi nuovi senza precipitare. Recuperare il carisma originale fa sempre male… Del resto è anche quello che sta facendo questo papa, mi pare.

(Federico Ferraù)



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COMMENTI
22/02/2015 - un giudizio acuto e onesto (Giuseppe Schillaci)

"Gli altri gruppi erano anch'essi composti da credenti nei quali la vita di fede, la certezza religiosa, erano ben presenti nella pratica, ma come una sorta di premessa all'agire sociale. Mentre nei giovani di don Giussani la fede e la vita erano un tutt'uno". Bertinotti mi pare "fotografi" acutamente il carisma di CL. E non è solo un ricordo del passato: solo una esperienza di unità della vita può sottrarsi all'omologazione del tempo: "Dall'esterno, posso dire che l'esperienza totalizzante di Giussani è attraente, perché manifesta l'intelligenza e la volontà di sottrarsi all'omologazione del tempo. Oggi il capitalismo ha foggiato un uomo a sua immagine, e gli ha dato una sua umanità, che è quella dell'individualismo mercantilista. Come diceva Benjamin, si è configurato come una religione… È l'omologazione dalla quale metteva in guardia Pasolini. Ecco allora che in quella tensione, anche drammatica, che è propria di ogni proposta totalizzante, starei per dire integralista, c'è anche l'antidoto alla riduzione operata dal nostro tempo".