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GIUSSANI 2005-2015/ Bertinotti: il suo "cuore" rompe l'omologazione del potere

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Luigi Giussani (1922-2005) (Immagine dal web)  Luigi Giussani (1922-2005) (Immagine dal web)

Oggi sono dieci anni dalla scomparsa di don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e liberazione. "Il tempo che passa — ha scritto recentemente di lui don Julián Carrón, attuale presidente di Cl — le circostanze storiche che ci troviamo ad affrontare, la nostra disponibilità a lasciarci 'guidare' da don Giussani, lo rendono sempre più autorevole ai nostri occhi". Un carisma, quello di Giussani, che ha "contagiato" in varia misura migliaia di persone in tutto il mondo, battezzati e non credenti, perfino fedeli di altre religioni. "Ci spiazzò fin dagli anni 60, con il suo approccio totalizzante alla fede… divideva la Chiesa, era comprensibile: recuperare il carisma originale fa sempre male…". A dirlo non è un credente ma un ateo, sia pure in ricerca, come definisce se stesso Fausto Bertinotti, uomo-simbolo della sinistra italiana, sindacalista, già leader di Rifondazione comunista ed ex presidente della Camera dei deputati.

Bertinotti, chi è per lei don Giussani?
Risposta difficilissima, come tutte quelle che riguardano una personalità così rilevante… Un uomo di fede; questa è la prima cosa che direi di lui. 

Quando cominciò a sentirne parlare?
Più di mezzo secolo fa, credo tra la fine degli anni 50 e l'inizio degli anni 60, quando mi occupavo dei movimenti giovanili. Ci imbattemmo in una formazione ignota fino ad allora, si chiamava Gioventù studentesca ed era guidata da un certo don Giussani.

Che cosa ricorda di particolare?
La mia generazione era abituata al dialogo con esperienze come quella delle Acli, con i giovani dell'Azione cattolica, e anche con altri gruppi… ma la venuta alla luce di Gs (che sarebbe poi divenuta Comunione e liberazione, ndr) fu un fatto nuovo, una presenza che all'inizio non era facile per noi da decifrare, perché aveva in sé una componente sociale molto rilevante e però anche un'impronta religiosa così marcata da essere in realtà quest'ultimo il tratto assolutamente prevalente, anche nell'ambiente scolastico…

Continui.
Si trattava di una presenza… (Bertinotti ci pensa a lungo) …mi verrebbe da dire combattiva, ma è un termine sbagliato e lo ritiro… ecco: una presenza segnata da un impegno totalizzante.

Che cosa significa per lei?
Gli altri gruppi erano anch'essi composti da credenti nei quali la vita di fede, la certezza religiosa, erano ben presenti nella pratica, ma come una sorta di premessa all'agire sociale. Mentre nei giovani di don Giussani la fede e la vita erano un tutt'uno. 

Cl è figlia di don Giussani. Quel dna totalizzante lo si può attribuire a quell'esperienza anche oggi?


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COMMENTI
22/02/2015 - un giudizio acuto e onesto (Giuseppe Schillaci)

"Gli altri gruppi erano anch'essi composti da credenti nei quali la vita di fede, la certezza religiosa, erano ben presenti nella pratica, ma come una sorta di premessa all'agire sociale. Mentre nei giovani di don Giussani la fede e la vita erano un tutt'uno". Bertinotti mi pare "fotografi" acutamente il carisma di CL. E non è solo un ricordo del passato: solo una esperienza di unità della vita può sottrarsi all'omologazione del tempo: "Dall'esterno, posso dire che l'esperienza totalizzante di Giussani è attraente, perché manifesta l'intelligenza e la volontà di sottrarsi all'omologazione del tempo. Oggi il capitalismo ha foggiato un uomo a sua immagine, e gli ha dato una sua umanità, che è quella dell'individualismo mercantilista. Come diceva Benjamin, si è configurato come una religione… È l'omologazione dalla quale metteva in guardia Pasolini. Ecco allora che in quella tensione, anche drammatica, che è propria di ogni proposta totalizzante, starei per dire integralista, c'è anche l'antidoto alla riduzione operata dal nostro tempo".