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GIUSSANI 2005-2015/ Navarro-Valls: lui e Wojtyła, tutta la fede in un abbraccio

Pubblicazione:lunedì 23 febbraio 2015 - Ultimo aggiornamento:lunedì 23 febbraio 2015, 14.06

L'abbraccio tra Giovanni Paolo II e Luigi Giussani (Immagine dal web) L'abbraccio tra Giovanni Paolo II e Luigi Giussani (Immagine dal web)

Perché a volte ci dimentichiamo che l'allegria non è soltanto uno stato d'animo, ma una virtù cristiana, che richiede una apertura e un'adesione a ciò che la vita offre. Penso che questa scelta lui l'abbia fatta molte volte nella sua esistenza e in particolare negli ultimi anni della sua vita, che come sappiamo sono stati segnati da molti limiti fisici importanti. Eppure in lui quell'allegria era evidente.

Secondo lei che cosa ha significato per Giussani e per la sua opera, Comunione e liberazione, l'elezione al soglio pontificio di san Giovanni Paolo II nel '78?
Penso di poter dire che Giussani fosse felice per quella elezione, non solo per una simpatia puramente personale, che poi numerosi incontri personali di lui con Giovanni Paolo II hanno anche confermato, ma anche per un sintonia di pensiero nell'affrontare i problemi della Chiesa… Credo che questo abbia significato molto per don Giussani e naturalmente per tutta la sua opera.

Don Giussani fece propria, senza alcuna esitazione, la lettura del fatto cristiano contenuta nella Redemptor hominis, la prima enciclica del nuovo papa. Secondo lei che cosa poté scorgervi Giussani di così importante per il movimento di Cl?
La Redemptor hominis, pubblicata nel marzo del '79 a meno di un anno dall'elezione, è stata il documento programmatico di tutto il pontificato, e permette di scorgere l'eredità personale che il nuovo papa, per disegno divino, portava con sé per immetterla nel nuovo governo della Chiesa. La ricchezza tematica della nuova enciclica culminava nella centralità del mistero di Cristo per la vita dell'uomo, ma questo tema era centralissimo anche nel pensiero di don Giussani.

Come ugualmente importante era la sottolineatura della storicità di Cristo.
Anche questo è un tema sempre esplicito sia in Wojtyla che in Giussani. Lo si vide benissimo nell'incontro con i movimenti ecclesiali del 1998.

Al di là della vicinanza teologica, c'è secondo lei anche una sensibilità personale che ha accomunato Giovanni Paolo II e Luigi Giussani?
Su molti punti la sintonia è evidente e completa… ma su tutto privilegerei ciò che Giussani chiamava la centralità dell'evento, dell'incontro con Gesù. Da cui il considerare la Chiesa non come un insieme di norme morali, ma come ciò che nasce dall'incontro della mia persona con la persona di Cristo e che, come tale, si comunica agli altri.

Cosa può dire invece della devozione a Maria, così viva in entrambi, così decisiva nella vita personale dell'uno e nell'educazione alla fede dell'altro?
Difficile esprimersi su una cosa così intima. Sono però rimasto sempre impressionato — almeno per quello che ho visto negli anni in cui ho accompagnato Giovanni Paolo II, e per la conoscenza anche personale che avevo di don Giussani — dal vedere come in loro la devozione alla Madonna fosse così profonda fin dall'inizio, tanto da sembrare paradossalmente impossibile che potesse crescere ancor di più…

Che cosa ha di umano secondo lei una amore simile? 


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COMMENTI
23/02/2015 - La bellezza (claudia mazzola)

Certo che la bella faccia dei "Santi" si vede, come quella di Wojtila. "Beato" il don Gius che l'ha vista!