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Cronaca

GIUSSANI 2005-2015/ Navarro-Valls: lui e Wojtyła, tutta la fede in un abbraccio

In un abbraccio, la chiamata universale alla santità. Fin nelle più dolorose circostanze dell'esistenza. JOAQUIN NAVARRO-VALLS, portavoce papa Wojtyla, rievoca la figura di don Giussani

L'abbraccio tra Giovanni Paolo II e Luigi Giussani (Immagine dal web)L'abbraccio tra Giovanni Paolo II e Luigi Giussani (Immagine dal web)

Un abbraccio silenzioso. Sta lì, in quel gesto, rimasto scolpito nella memoria di Comunione e liberazione, il rapporto di don Luigi Giussani, di cui ricorrevano ieri i dieci anni dalla morte, con san Giovanni Paolo II, il papa venuto dall'Est che nel suo ministero petrino confermò tutte le intuizioni teologiche, educative e pastorali del sacerdote lombardo. Era il 30 maggio 1998, e per la prima volta si ritrovavano con il papa, in Piazza san Pietro, i movimenti ecclesiali. Dopo aver letto il suo messaggio, don Giussani si inginocchiò davanti a Wojtyla, che si alzò e lo abbracciò. In silenzio. Un gesto simbolico, che suggellò una lunga amicizia, ma anche "la chiamata universale alla santità. Fin nelle più dolorose circostanze dell'esistenza". A dirlo, rievocando la figura di don Giussani, è Joaquín Navarro-Valls, medico spagnolo che nel 1984 papa Wojtyla chiamò a portavoce e direttore della Sala stampa della Santa Sede.

Dottor Navarro-Valls, quel gesto è divenuto simbolico nella memoria collettiva di Cl.
Posso capirlo. E' molto più eloquente così come avvenne, quell'incontro, culminato in un abbraccio silenzioso, di quello che avrebbe potuto significare se i due si fossero parlati. Quello fu un evento eccezionale, l'occasione era storica, perché era la prima volta che si trovavano insieme con il papa i movimenti e le nuove comunità ecclesiali. Ho scolpite nella memoria le tre ultime parole del discorso di Giovanni Paolo II: "Sono con voi".

E dopo venne l'abbraccio. Così affettuoso, anche così tremante. Giussani e Wojtyla soffrivano della stessa malattia…
Sì. Assistemmo, quel giorno, culminante in quell'abbraccio, alla rappresentazione fisica e commovente di uno dei temi fondamentali del Concilio Vaticano II, la chiamata universale alla santità. Fin nelle più dolorose circostanze dell'esistenza. 

Lei ha avuto rapporti diretti con don Giussani?
Lo conoscevo intanto per aver letto alcuni lavori della sua vasta produzione teologica e filosofica; poi ebbi anche la fortuna di incontrarlo personalmente, quando mi invitò una sera a cena, qui a Roma. Parlammo a viva voce e questo mi diede l'occasione di conoscerlo da vicino. 

E che impressione le fece?
Quella di una persona umanamente ricca, nella quale si incontravano, perfettamente in armonia, tutti i lati della personalità: il pensatore con una formazione culturale e filosofica profonda, il pastore e l'educatore, contraddistinto da una spontaneità e una naturalezza straordinaria nel modo di rapportarsi con le persone, come accadde proprio in quell'occasione. Poi mi sembrò una persona allegra, di buon umore, e questo mi colpì.

E perché?


COMMENTI
23/02/2015 - La bellezza (claudia mazzola)

Certo che la bella faccia dei "Santi" si vede, come quella di Wojtila. "Beato" il don Gius che l'ha vista!