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SANTO DEL GIORNO/ Il 24 febbraio si celebra Sant’Evezio di Nicomedia

Pubblicazione:martedì 24 febbraio 2015

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SANTO DEL GIORNO, IL 24 FEBBRAIO SI CELEBRA SANT’EVEZIO DI NICOMEDIA - La memoria di Sant'Evezio, il cui nome viene dal greco e vuol dire amico, amante, si celebra il giorno 24 Febbraio, per ricordare con lui tutti i martiri storici della Chiesa, quelli che con il sacrificio personale e il dono della vita hanno permesso al Verbo di Dio di diffondersi nel mondo, e di dimostrare come chi crede nel Cristo non abbia nulla da temere, nemmeno la morte.Diocleziano è stato uno degli imperatori romani il sui nome si lega maggiormente alle persecuzioni contro i cristiani della nascente Chiesa Cattolica. Era infatti il 303 d.C. quando l'Imperatore, di comune accordo con Galerio, che con lui reggeva la Tetrarchia che a quei tempi era ai vertici dell'Impero Romano d'Occidente e di Oriente, emanò il tristemente celebre Editto che porta il suo nome. A quei tempi, Diocleziano si trovava a Nicomedia, una città dell'Asia Minore che l'Imperatore aveva elevato a dignità di capitale dell'Impero di Oriente. Il giorno 23 febbraio del 303, Diocleziano diede ordine che la chiesa di quella città venisse rasa al suolo, e che tutti i suoi libri venissero bruciati, e i suoi beni confiscati. Questo atto doveva essere fortemente simbolico, giacché Diocleziano, e con lui Galerio, voleva fortemente il ripristino del pantheon tradizionale romano. Il 23 febbraio, secondo il calendario pagano, si celebrava la festività di Terminus, il dio dei confini: era questo un modo quindi di frenare il dilagante cristianesimo, e di porre ad esso un limite ben preciso. La Chiesa fu incendiata e distrutta, e il giorno seguente, 24 Febbraio, fu affisso il pubblico Editto contro i Cristiani. Nello specifico, in tale Editto si proclamava che le chiese dovessero essere distrutte, i libri in loro possesso bruciati, e ogni bene confiscato, così come era già avvenuto il giorno precedente per la Chiesa di Nicomedia. Inoltre, ai cristiani era fatto divieto di riunirsi, di ricoprire cariche pubbliche, di avvalersi delle leggi e dei tribunali, di ottenere la libertà, se schiavi. Da ultimo, veniva ordinato l'arresto di alcuni personaggi, tra i più eminenti in seno alla comunità cristiana. Quello non fu che l'inizio: da allora in poi i cristiani che vennero arsi vivi, accusati ingiustamente di crimini di varia natura, non si contano. La tradizione li ricorda come i 20 mila martiri di Nicomedia, ma probabilmente furono molti di più. Tra loro, si ricorda Sant'Evezio di Nicomedia. Evezio non era altro che un cristiano, sicuramente con un rango sociale di una certa importanza, ma niente più e niente meno che un membro della comunità di Cristo. Ebbene egli, non appena vide affisso al foro della città di Nicomedia l'Editto di Diocleziano che emanava quelle inique regole, preso da sacro furore, stracciò il foglio davanti a tutti. Per questo suo atto di aperta ribellione, Evezio venne immediatamente arrestato e sottoposto a torture, evidentemente nell'intento di costringerlo a ritrattare il suo gesto, e abiurare la sua fede. Ma, primo fra i martiri di Nicomedia, Sant'Evezio rimase saldo sulle sue posizioni, e infine patì il martirio venendo bruciato vivo, con lentezza e deliberata ferocia, dai suoi aguzzini.



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