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Cronaca

DON LUIGI GIUSSANI/ L'omelia di Mons. Filippo Santoro, Arcivescovo di Taranto

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2. Di fronte a questo dono siamo provocati ad aderire; la libertà è provocata e si muove. E quando don Giussani mi ha chiesto di andare in Brasile gli ho detto di sì e l’orizzonte della vita si è allargato. E mi ha anche insegnato che il primo gesto della libertà è la domanda; di tante cose di cui abbiamo bisogno, io, i miei amici sani e ammalati, Taranto e l’ Ilva, i trasportatori dell’indotto, la salute, il lavoro, la Città vecchia, i rifugiati ecc . Ma soprattutto don Giussani ci ha insegnato la domanda di Lui, di Cristo. Come ci dice il vangelo di oggi quando ci presenta il Padre Nostro: la preghiera di Gesù che è tutta una domanda. E questa domanda è provocata dalla realtà, quando è positiva e quando è cupa. La difficoltà , i problemi sono occasione per battere al cuore di Dio, che si manifesti. Qui a Taranto siamo al settimo decreto del governo per la città, per l’Ilva per la salute , il lavoro. Chiediamo che alle promesse seguano finalmente i fatti. Come anche chiediamo che alla questione dei migranti sia data una degna soluzione da parte dell’Europa risolvendo la questione alla radice. Non c’è paragone tra la mobilitazione avvenuta in Francia per i morti di Parigi e le carneficine che avvengono ogni giorno in Siria, Iraq . E che grido si leva dal martirio dei 21 fratelli cristiani copti in Siria e di tanti altri martiri innocenti. La realtà ci spinge alla domanda, pieni di fiducia.

 

3. Ma volevo toccare anche un altro aspetto che in don Giussani mi ha sempre meravigliato: la sorpresa dinanzi all’agire di Dio e l’assenza di ogni calcolo. Quando ho cominciato il movimento di Comunione e Liberazione a Rio de Janeiro, l’anno dopo il mio arrivo ho invitato don Giussani e lui mi ha confidato: “Ma mi avevano detto che a Rio il movimento non poteva nascere e poi è nato proprio a Copacabana. E’ davvero il Signore che fa tutto”.Era proprio sorpreso e meravigliato dei giovani e delle ragazze carioca che si avvicinavano a Cristo seguendo l’accento del suo carisma comunicato in una scuola superiore pubblica ed in una università statale. Lui viveva il fascino di seguire Cristo e ti comunicava come lo si può seguire perché lo seguiva lui.

Negli ultimi anni molti amici brasiliani delle più strane provenienze mi dicevano: «Noi non abbiamo mai visto Giussani, ma per come ce ne parli tu, sentiamo che parla a noi e lo sentiamo amico e padre». Sembra di risentire san Pietro che, parlando ai suoi discepoli, dice: «Voi lo amate, pur senza averlo visto» (1Pt 1,8). E tornando in Puglia, a Taranto, uno si sente sempre in casa, vive la stessa cosa e con una nuova sorpresa percepisce che il carisma è vivo, con chi lo conduce ora, e si pone a servizio di tutta la Chiesa per la vita della nostra gente.

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