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ISLAM ITALIANO/ Sbai: Alfano, non cadere nella trappola dei Fratelli musulmani

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Deve porre come cardine base e imprescindibile per ogni dialogo con l'eterogenea galassia dell'islam italiano il principio che la dimensione civile, della cittadinanza e del rispetto delle regole non è derogabile e che prima di essere fedeli si è cittadini. Prima di rispondere alla propria sfera spirituale si risponde a quella civica, dimostrando che non è pensabile né accettabile stare con i piedi qui e la testa in altri posti. 

Certo qualcuno potrà argomentare che qui, in Italia, non abbiamo come in Belgio o in Inghilterra le sharia courts (tribunali sharitici tollerati e accettati) o i quartieri in stile talebano in cui la polizia nemmeno entra e in cui il niqab e il burqa sono la normalità quotidiana; ma la domanda da porsi è se questo sia un pericolo scongiurato oppure un passaggio che da noi ancora deve arrivare e al quale dobbiamo prepararci. Purtroppo non c'è stato modo di lasciar crescere intellettuali musulmani liberali e moderni, perché per anni ci si è colpevolmente crogiolati e accontentati delle battaglie dei moderati, uomini e donne, che senza protezione alcuna, denunciati, aggrediti e ostracizzati hanno bloccato un processo che pareva pressoché inarrestabile. Nel silenzio totale e sconcertante della politica tutta, con gli intellettuali "presunti" liberi che comandavano la macchina del fango. Un fango di cui certo si terrà conto quando alcuni dei personaggi seduti a quel tavolo mostreranno il loro vero volto e il dialogo si trasformerà in un prendere o lasciare, nel capestro di dover scegliere il male minore fra terrorismo Isis o fratellanza jihadista. 



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