BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

IL CASO/ Chiude Charlie Hebdo. E i musulmani non c'entrano...

La notizia che il settimanale satirico "Charlie Hebdo" chiude a tempo indeterminato suscita molte domande e diverse riflessioni. La lezione del caso Dawkins. MAURO LEONARDI

La vignetta con cui Charlie Hebdo tornò in edicola dopo la strage (particolare) (Immagine dal web) La vignetta con cui Charlie Hebdo tornò in edicola dopo la strage (particolare) (Immagine dal web)

Dopo la strage, il primo numero di Charlie Hebdo toccò i sette milioni di copie. Quello di mercoledì prossimo non uscirà. Rinvio a tempo indeterminato. La redazione dice che non è solo un problema di stress e di stanchezza. Sei eventi terroristici in tre giorni, diciassette morti, una ventina di feriti, la più grande manifestazione di piazza dal dopoguerra ad oggi. La solidarietà del mondo intero. Gli errori dei servizi segreti, gli eroismi degli agenti, le testimonianze, la paura. Il Papa, che di ritorno da uno stancante viaggio in Asia, chiarisce la sua frase su quanto sia naturale aspettarsi un pugno da qualcuno la cui madre viene insultata: "In teoria, possiamo dire che una reazione violenta davanti a un’offesa, è sbagliata. Nella teoria siamo tutti d’accordo. Ma siamo umani, e c’è la prudenza. Io non posso insultare, provocare una persona continuamente, perché rischio di farla arrabbiare, rischio di ricevere una reazione non giusta, non giusta. Ma è umano. Per questo dico che la libertà di espressione deve tenere conto della realtà umana e perciò dico che deve essere prudente".

Tutto questo torna alla mente ora che Charlie Hebdo chiude "provvisoriamente a tempo indeterminato". Adesso, forse, possiamo dire che per fare satira bisogna essere intelligenti mentre a insultare siamo capaci tutti (Francesca Gheduzzi, su facebook). La satira è qualcosa di molto sottile: è la capacità di svolgere una critica mordace che, sul viso di chi è caricaturato, dipinge un sorriso: non ira o sdegno. La satira, bisogna dirlo, richiede intelligenza da entrambe le parti, per questo la croce non può essere buttata solo ed esclusivamente sulle spalle del settimanale francese. 

Rimane che ad offendere siamo capaci tutti e che per far satira bisogna essere bravi e ci riescono in pochi. E se non si è certi che l'intelligenza c'è da entrambe le parti, se tra le guance e le mani che tirano schiaffi la distanza è troppo poca, meglio fermarsi. Non conoscevo Charlie Hebdo prima degli attentati e mi dicono che navigasse in cattive acque. I fatti dal 7 gennaio in poi sono da condannare in modo assoluto ma chiunque, ora, può dire che troppo spesso quel giornale mancava di rispetto. E questo, oggi, è grave, gravissimo. 

L'estate scorsa il mondo pro choice insorse quando Dawkins twittò che non abortire un bimbo down era immorale. Avete letto bene: insorse il mondo pro choice non solo quello pro life. Perché le donne vogliono che le loro scelte vengano rispettate prima ancora di sapere in quale direzione vanno. Può sembrare poco, ma "rispetto" è oggi la parola più importante dell'occidente. A me sembra moltissimo: è proprio il modo più chiaro e semplice per segnare il confine tra noi e un certo mondo musulmano. E mancare loro di rispetto - attirando poi una violenza ingiustificata - significa abdicare alla propria identità e parlare lo stesso linguaggio di chi insulta. Per questo è giusto dire adesso, a un mese di distanza, che Charlie Hebdo è - o, forse, "era" - un giornale molto offensivo, irrispettoso, a tratti persino squallido ed irritante. Lo era per tutti. Non solo per i cattolici o i musulmani. Per chiunque in occidente e nel mondo conosca il valore della parola "rispetto".

© Riproduzione Riservata.
COMMENTI
03/02/2015 - chiusura charlie (andrea bianchi)

Non chiude affatto; il prossimo numero uscirà il 25 febbraio. Qualche settimana di pausa dopo una strage di quelle proporzioni mi pare una scleta comprensibile e "rispettabile". Quanto a chi si rallegra per la supposta chiusura e attacca dei disegnatori e giornalisti che sono stati massacrati, beh, se il diavolo esistesse, non lo immaginerei diverso...

 
03/02/2015 - Tutto condivisibile, ma... (Luigi PATRINI)

Sì, il giudizio è molto condivisibile; l'argomentazione è coerente e seria. Queste cose è giusto dirle ed è bene dirle. Ripetiamocele continuamente. Charlie Hebdo chiude e saranno davvero pochi quelli che ne saranno dispiaciuti: quando un giornale libero chiude è sempre un dispiacere e un motivo di riflessione, perchè la libertà di stampa è un bene fondamentale per una società libera. Ma la Libertà vera scaturisce solo dalla Verità e non bisogna mai scordarlo. Charlie Hebdo chiude: bene, benissimo! Era una voce "cattiva", cattiva nel senso etimologico (ricordate? "captivus diaboli": il "diaboli" è caduto, ma c'è, purtroppo e lo si vede che c'è e che opera!). Nessun dispiacere, ma purtroppo per uno che scompare ne sorgeranno altri! Una vera ...legione!

RISPOSTA:

Grazie Luigi. Io penso che ciascuno di noi, come san Francesco d'Assisi, sia chiamato a mettere il proprio mattone nella ricostruzione di san Damiano. Se poi riguarderà la chiesa universale e il mondo, lo saprà Dio. ML