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IL MESE DELLA PURIFICAZIONE/ Febbraio e i vignaioli tra ricordi, dolori e promesse di nuova vita

PAOLO MASSOBRIO riflette su un mese particolare, appena cominciato, quello di febbraio, tra ricordi, dolori e promesse di nuova vita. Ad esempio i vignaioli che preparano le vigne 

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Che mese è mai febbraio ? E’ il mese della purificazione, giacché nell’antica Roma si celebravano le feste Espiatorie, dette appunto “Februali”; ma è anche il mese dedicato al Giano Bifronte, il dio che guarda al passato e al futuro. Per chi è alle prese con la cosiddetta “Pianificazione” del proprio lavoro, il passato e il futuro ci sta: si guarda al passato per capitalizzare un futuro. Si dividono i compiti, in un certo senso si miete, anche se dal punto di vista agricolo questo è il mese dove la vigna viene ordinata, potata, per prepararsi a quella promessa che sarà la vendemmia. 

In una giornata di sole, nel mio Monferrato, ho visto più di un vignaiolo felice in mezzo alle vigne, che ordinava i tralci con una precisione quasi maniacale. Non ci sono foglie a febbraio, ma c’è la promessa, quella sì, che va di pari passo con quell’ora di luce in più che riscalda. Mi piace febbraio per quel lavorio che mette le cose a posto, al suo posto, sapendo che poi arriva la Primavera e il freddo dovrebbe essere solo un ricordo. Si può dire che è il mese della speranza? Dal mio macellaio a Rocchetta Tanaro, Lorenzo Borio, la trippa fatta come una volta ha un sapore che scalda. “La seguo, e lei parla sempre di un positivo in ogni suo scritto, ma sarà proprio così?”. Me lo ho detto sorridendo: 50 anni di lavoro in macelleria, seguendo la regola di vendere solo la mezzena, senza gli ammennicoli di tanti suoi colleghi che invece sono diventati gastronomie. Lui va avanti con una certezza, come quella del vignaiolo che prepara la vigna. 

Ma signor Borio, non è una speranza il suo stesso sapere ? A Milano, il primo di febbraio, era anche l’ultimo giorno della mostra dedicata a Chagall. Ho fatto in tempo ad andarci con una guida d’eccezione. Suor Maria Gloria Riva, una finissima esperta di arte, che ci ha parlato dei colori come elemento di arte e comunicazione. Anche i colori sono speranza. Insomma, tutto ciò che si osserva di ciò che ci sta intorno sembra dire di più di quel che percepiamo guardando noi stessi: la vigna, il lavoro, la luce, i colori. E tutto questo a febbraio diventa più nitido. 

Come gli orizzonti toscani di Montepulciano e di Montalcino, dove ogni anni mi reco per assaggiare le anteprime del Vino Nobile o del Brunello. La terra brulla, la sera che avvolge le valli, la sosta nell’osteria, l’assaggio del vino. A me la Toscana piace anche a febbraio ed ogni volta che parto provo nostalgia. A febbraio sono andati in cielo le due persone più care (e più o meno nei medesimi giorni, 22, 24: la mia sorellina gemella, Ornella, che aveva appena un anno e un mese e il don Gius, un padre. 

Non voglio pensare al dolore indicibile dei miei genitori, anche perché poi ho visto solo la vita che andava avanti, come il mosto dentro cui l’uva muore e diventa frutto impensato. C’è una potenza nel limite che non si riesce a pianificare, ma dal seme che muore nasce sempre un frutto, che viene trasformato dentro la terra o dentro il terreno di quello che possiamo solo chiamare mistero. 

Queste cose mi vengono da pensare a febbraio, il mese del Carnevale, ma anche dell’inizio della Quaresima, dove la cifra di quello che chiamiamo “mistero” ha una sua lettura, che ognuno può fare, credente o meno. Anzi proprio chi non crede ha la grande occasione di un paragone: dov’è sta la mia speranza ? A Febbraio.

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