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LORIS STIVAL/ Veronica Panarello, gli autodafé sono giustizia?

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Nel documento di fermo, inoltre, si legge che l'imputata è accusata di omicidio volontario ma al tempo stesso, secondo gli inquirenti, avrebbe premeditato l'omicidio del figlio recandosi persino a fare un sopralluogo a prima mattina per verificare dove scaricare il cadavere del bambino dopo averlo ucciso. Con questo proposito lo avrebbe fatto salire in auto per portarlo a scuola e, 50 secondi dopo, lo avrebbe fatto ridiscendere dandogli le chiavi di casa, perché aveva già pianificato l'omicidio nei minimi particolari. Questo convincimento è basato su l'immagine sfocata di una sagoma indistinta, ripresa da una telecamera privata di sorveglianza, che un esperto di fama internazionale ha già escluso possa appartenere a Loris in una perizia richiesta dalla difesa, invertendo così l'onere della prova che sarebbe spettata all'accusa.  

Nell'indirizzare i sospetti degli inquirenti verso la giovane madre hanno indubbiamente giocato un ruolo fondamentale le dichiarazioni della madre dell'imputata e soprattutto della sorella Antonella, che alla domanda: "Cosa pensa riguardo la morte di Loris?" aveva risposto senza esitazione: "Sebbene non abbia alcuna prova non ritengo di poter escludere che mia sorella possa essere coinvolta nella morte del bambino o che stia cercando di coprire qualcuno." Entrambe le donne  hanno successivamente ritrattato completamente le loro accuse, rivolgendole addirittura ad altri e dimostrando così scarsa attendibilità.

Eppure, appare evidente che anche i giudici del riesame siano stati influenzati dai pareri contenuti in alcuni stralci dei verbali inclusi nel decreto di fermo, dai quali si evincerebbe l'instabilità psichica di Veronica Panarello e la sua tendenza a mentire e ad inventare storie per richiamare l'attenzione su di sé. Nel decreto di fermo si legge: "Ad avallare il problematico quadro psicologico della Veronica, soccorrono le dichiarazioni della sorella Panarello Antonella del quale di riporta integrale stralcio".

Ma, sorprendentemente, né il Gip né i giudici del Riesame sembrano aver notato l'evidente contrapposizione tra le seguenti asserzioni delle due donne:

Alla domanda dell'inquirente: "Lei e i suoi fratelli, siete figli naturali di vostro padre Panarello Francesco?" Antonella risponde: " Veronica, sin da quando i miei genitori si sono separati, afferma che io e i miei fratelli non lo siamo; ciò non corrisponde alla realtà: io, Veronica e tutti i miei fratelli siamo figli naturali di Francesco Panarello. In ordine alla domanda postami debbo però precisare che Veronica è convinta di essere figlia di qualcuno di Grammichele del quale non mi ha mai detto il nome".

Ma proprio nello stesso atto, poche righe sopra, la madre dichiara: "In relazione a mia figlia Veronica, debbo dire che prima che nascesse io ebbi una relazione con tale Castronuovo Salvatore e non posso escludere che dalla relazione fosse nata Veronica…Nell'anno 2005, quando mia figlia compì 16 anni, le confidai che poteva esservi la possibilità che il suo vero padre fosse Castronuovo che vive a Grammichele".

Veronica non aveva quindi immaginato o inventato questa circostanza, eppure il Procuratore ha elencato tra i moventi dell'atroce gesto: "Il fragile quadro psicologico della donna non disgiunto da un vissuto personale di profondo disagio nei rapporti con la famiglia d'origine quale possibile concausa della determinazione omicida." Senza che sia stata fatta alcuna perizia da parte di uno psichiatra.