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LORIS STIVAL/ Veronica Panarello, gli autodafé sono giustizia?

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L'impressione generale è che le indagini siano state svolte a senso unico, partendo da una ipotesi basata sulla testimonianza di parenti ostili e aggiustando elementi, peraltro assolutamente banali di vita quotidiana, per farli combaciare con questa tesi; in quest'ottica persino gettare un sacchetto della spazzatura negli unici cassonetti disponibili, stendere gli indumenti sul balcone o non ricordarsi l'esatto percorso effettuato diventano "certezza" di colpevolezza. 

Così come appare incomprensibile la definizione "modalità altamente anomala e sospetta" riferita alla  circostanza  in cui Veronica Panarello, venuta a sapere che le fascette da elettricista richieste dal figlio la mattina in cui è stato ucciso non servivano a svolgere un lavoretto in classe come aveva dichiarato lui, si era allarmata e aveva chiesto di consegnarle agli inquirenti come un possibile indizio. Perché è invece assolutamente normale che una madre, alla quale hanno appena ucciso il figlio strangolandolo, si allarmi se scopre che quella stessa mattina le aveva mentito pur di portare con sé la potenziale arma del delitto. Conosceva l'uso improprio delle fascette? Infatti, pare vengano usati per giochini sadomaso? Secondo i giudici del riesame la consegna delle fascette sarebbe addirittura un tentativo di depistaggio.

Ma è stato chiesto alle altre mamme se per caso i loro figli avevano chiesto anch'essi quelle fascette dicendo che servivano per la scuola?  Perché questo aprirebbe diversi scenari, dal gioco finito in tragedia al pedofilo amico anche di altri ragazzini.

E soprattutto hanno verificato la compatibilità di quelle fascette con la circonferenza del collo del piccolo Loris? Perché le fascette usate abitualmente nelle case non hanno una lunghezza sufficiente a cingere il collo di un bambino. Inoltre è impossibile reciderle con delle forbicine a punta, come sostenuto dagli inquirenti, senza affondarle nella pelle procurando una vistosa ferita che avrebbe lasciato tracce ematiche visibili con il Luminol.

Come spiegare, inoltre, l'assenza di qualsiasi traccia ematica all'interno dell'appartamento o nel portabagagli dell'auto. La morte per strangolamento comporta la fuoriuscita di liquidi organici che non si possono rimuovere semplicemente con uno straccio. E, in ogni caso, avendo compiuto tutto il delitto in meno di 20 minuti, secondo gli inquirenti, quando avrebbe avuto il tempo di pulire accuratamente l'appartamento?

Perché gli inquirenti affermano che il GPS installato dalla compagnia di assicurazione nell'auto della Panarello, pur essendo funzionante, non ha rilevato alcun tracciato?  Perché sostengono che la madre non è visibile dalle telecamere della scuola quando sanno benissimo che non erano in funzione?  Perché non sono state prese in considerazione le testimonianze della vigilessa che afferma di aver visto l'auto della Panarello vicino alla scuola di Loris e della donna che ha visto alle 8.40 un bambino molto simile al piccolo Loris vagare solo per strada? Perché non sono stati acquisiti i video delle telecamere lungo il percorso indicato dalla Panarello, che quindi avvallerebbero la sua dichiarazione, ma si preferisce fare affidamento su quelle che non la riprendono deducendone che "non essendo lì era altrove"? 

Tutte domande che si sono poste persone semplicemente dotate di un minimo di buon senso, numerosi dubbi ai quali gli inquirenti non solo non hanno saputo dare una risposta ma che non sembrano nemmeno averli sfiorati. 

Con buona pace dei cittadini che comprendono che qui non si parla più solo dei diritti di Veronica Panarello ma del pericolo di legittimare un sistema che potrebbe colpire indistintamente chiunque di noi.



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