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ELENA CESTE/ Simulato l'abbandono del corpo: manichino gettato nel torrente

Si è concluso l’accertamento tecnico effettuato questa mattina nei pressi del rio Mersa, il canale di scolo dove nell’ottobre scorso sono stati trovati i resti di Elena Ceste 

Elena Ceste Elena Ceste

ELENA CESTE, NEWS - Si è concluso l’accertamento tecnico effettuato questa mattina nei pressi del rio Mersa, il canale di scolo nelle campagne di Motta di Costigliole d'Asti dove nell’ottobre scorso sono stati trovati i resti in avanzato stato di decomposizione di Elena Ceste, la donna scomparsa a gennaio 2014. L’operazione è stata chiesta dall’avvocato Chiara Girola, legale di Michele Buoninconti, il marito di Elena arrestato con l’accusa di aver ucciso la moglie e averne occultato il cadavere proprio nel torrente che si trova a poche centinaia di metri dalla loro abitazione. Per l’accertamento, effettuato con l'obiettivo di "verificare la possibilità che il corpo di una donna gettato nel rio Mersa coperto da fitta vegetazione sia visibile agli occhi di coloro che effettuano le ricerche", come spiegato dall’avvocato, è stato utilizzato un manichino con le fattezze e il peso di Elena Ceste. Hanno partecipato anche gli avvocati della famiglia della donna, i quali avevano già espresso dubbi sull’utilità della ricostruzione che infatti non sembra aver fornito risultati utili a scagionare Buoninconti. Secondo l’avvocato Girola, le cui parole sono riportate oggi da La Repubblica, per avere un buon esito servivano "condizioni climatiche, atmosferiche e di vegetazione analoghe a quelle del 24 gennaio 2014", ma oggi sulla zona è scesa una abbondante nevicata.

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