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PAPA/ Ogni famiglia ha bisogno di un padre: Francesco e il dono di Romero (e Rutilio)

Pubblicazione:giovedì 5 febbraio 2015

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

Ostacoli nati, per sua ammissione, da questioni ideologiche. "Alla fine non è semplice capire che il Vangelo o è annunciato ai più poveri o non è Vangelo" ha spiegato l'attuale presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, riferendosi ai tanti tentativi di appiccicare facili etichette ad un uomo che si era "convertito" ai poveri e alla loro causa, andando contro porzioni di chiesa fin troppo schierate con le oligarchie salvadoregne e l'ordine imposto dalla Giunta militare che terrorizzava il paese. 

Negli ultimi anni il tormentone del riconoscimento della santità di Romero ha accompagnato più di un pontefice, e se Giovanni Paolo II più volte con gesti e parole ha ribadito la proprietà esclusiva del santo ("Romero è nostro! Romero della Chiesa!" ripeteva spesso), Benedetto XVI il 20 dicembre del 2012 decise di imperio lo sblocco della causa e diede una spinta decisiva alla ripresa dell'itinerario ordinario. 

Ma senza dubbio nasce dal magistero di Francesco la novità della felice conclusione. E' un'indicazione precisa della volontà di Bergoglio di portare all'attenzione del mondo una Chiesa martire per i poveri. Non è un caso che proprio ieri sia stato annunciato anche l'avvio della causa di beatificazione di Padre Rutilio Grande, gesuita ucciso nel marzo del 1977, sempre in Salvador, per il suo impegno tra i campesinos. Fu la sua morte a "convertire" l'arcivescovo Romero, a dargli la forza per diventare padre di un popolo e di una nazione segnata dalla violenza e dall'ingiustizia sociale. La notte di veglia davanti al corpo dell'amico e dei due contadini trucidati vicino al piccolo villaggio di Aguilares, lo costrinsero ad aprire gli occhi su una situazione insostenibile, in cui la chiesa veniva perseguitata per l'impegno affianco ai poveri. Fu allora che iniziò il calvario del "mite" Romero, il suo travaglio, schiacciato tra una oligarchia che mal digeriva la sensibilità ecclesiale nata dal Concilio Vaticano II e la guerriglia marxista. E che considerava sovversivi, intellettuali come Rutilio Grande, preti che abbandonavano le cattedre per condividere la sofferenza dei contadini stagionali. 

"La verità del Vangelo non è nei principi, è nella passione per i più deboli" — ha dichiarato mons. Paglia — "Gesù non è un'ideologia. Gesù è uno che ha speso la vita coi malati, coi peccatori, le prostitute, i poveracci. Ecco, la Chiesa o riprende a far questo oppure è destinata a restare una sorta di residuo folklorico". 

Papa Francesco ci sta facendo capire che a lui il folklore proprio non piace. Tanto meno a Roma. 



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