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UTERO IN AFFITTO/ Vuoi un figlio su commissione in modo "illegale"? L'Europa ti difende...

Pubblicazione:venerdì 6 febbraio 2015

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È evidente che in questo come in altri casi la Corte oggettivamente tenta di limitare la pur riconosciuta sovranità dell’Italia – in materia di filiazione, adozione, ordine pubblico, temi che sono di competenza della giurisdizione nazionale – interpretando la Convenzione europea e il suo potere  in modo unilaterale. Tutto ciò senza sentire il bisogno di una comparazione tra le varie legislazioni per stabilire una regola generale in materia di utero in affitto “indipendentemente da qualsiasi considerazione etica” (emblematico il punto 76 della sentenza…). Addirittura stabilendo che il procedimento penale ancora in corso a carico della coppia ricorrente non influisce sulla vicenda affrontata. 

Il Governo italiano ha quindi l’urgenza e il dovere di indirizzare un convinto ed argomentato ricorso alla Grande Camera, come previsto dall’art. 43 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Occorre difendere anche in questo ambito il principio di sussidiarietà, motore virtuoso del progetto europeo, che consente ai singoli popoli di sentirsi protagonisti della nuova Europa, nelle loro identità e specificità culturali, valoriali e politiche, anziché sentirsi vittime un’Europa in cui, a colpi di sentenze e di procedure burocratiche, tutti saremo costretti a pensare sempre di più nello stesso modo. La più volte riconosciuta libertà di uno Stato a legiferare in materia di diritto di famiglia e di filiazione e l’ampio margine di apprezzamento di cui gode per decidere eventuali controversie in materia a causa della delicatezza di tali questioni etiche, pur nel rispetto delle Convenzioni internazionali, non possono essere subordinati ad un pensiero unico.

Al di là del caso concreto è quindi necessario che sia riaffermato una volta per tutte, nell’interesse comune dell’Europa e di ciascun Stato membro del Consiglio d’Europa, il principio secondo cui la materia del diritto di famiglia e dello stato delle persone sono di esclusiva competenza nazionale. Si tratta di Stati sovrani con una propria sensibilità etica, con una storia millenaria e tradizioni sociali e giuridiche da difendere e promuovere anziché uniformare alla tendenza del momento espressa dalla CEDU: non si tratta di commercio o di circolazione delle persone, si tratta dell’essenza stessa di un essere umano. Ci auguriamo che il Governo proceda quanto prima in tale senso; da parte nostra vigileremo con ogni strumento a nostra disposizione. 



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