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ABORTO/ Roma, medici obiettori costretti a interrompere gravidanze: interviene il Consiglio di Stato

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E’ stato sospeso a Roma il decreto che obbligava anche gli obiettori di coscienza impiegati nei consultori pubblici "a rilasciare il certificato necessario a effettuare l'interruzione volontaria di gravidanza". Lo ha stabilito il Consiglio di Stato, accogliendo il ricorso presentato dal Movimento per la Vita e altre associazioni di medici e ginecologi. Il decreto in questione, varato dall’amministrazione Zingaretti nel giugno scorso, limitava notevolmente il diritto dei medici a scegliere se applicare o meno la legge sull'aborto. "Va sottolineata l'importanza di questa decisione, sebbene pronunciata in sede cautelare e non definitiva, sia perché interviene in una antica diatriba, sia perché sottolinea l'importanza costituzionale dell'obiezione di coscienza – ha detto il presidente del Movimento per la Vita, Carlo Casini - Il provvedimento peraltro non ha concesso la sospensiva riguardo a un'altra parte del provvedimento Zingaretti, quella in cui si fa obbligo agli obiettori impiegati nei consultori di prescrivere la pillola del giorno dopo o dei cinque giorni dopo”. I giudici, ha aggiunto Casini, “non hanno affermato con certezza il carattere non abortivo di questi prodotti, ma si sono unicamente rifatti ai documenti delle agenzie preposte al controllo dei farmaci europee e nazionali. Vuol dire che la documentazione prodotta dal Movimento ha instillato il dubbio nel Consiglio di Stato. Ciò significa che se saranno dimostrati gli effetti abortivi di queste sostanze, come del resto già risulta da uno studio attento degli stessi documenti ufficiali, l'obiezione di coscienza potrà essere completamente ripristinata".



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