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SBARCHI/ Blangiardo: i numeri (veri) dell’"invasione" e le responsabilità dell'Italia

Pubblicazione:domenica 1 marzo 2015

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Ma la dimensione ormai assunta dal fenomeno degli sbarchi in Italia, oltre a scuotere le coscienze, non manca di sollevare dubbi anche rispetto alla capacità del nostro Paese nel sostenere tali livelli di accoglienza. Ancora una volta i numeri vanno letti e valutati con realismo, e la riflessione che essi stimolano rimanda all’immagine della piena del fiume arginata unicamente raccogliendone l’acqua in un secchio. Appare dubbio che un (pur meritorio) approccio dettato dall’emergenza possa continuare a reggere allorché il fenomeno si trasforma in strutturale. L’Africa sub-sahariana ha oggi 920 milioni di abitanti di cui circa un terzo sono in età tra 20 e 40 anni, ossia giovani alla ricerca di un futuro che, con crescente consapevolezza, sanno essere meglio spendibile nel Nord del mondo. Il confine tra dare riparo a chi fugge dai pericoli e a chi, altrettanto legittimamente, cerca di lasciarsi alle spalle fame e povertà diventa così estremamente labile. E in un mondo in cui si passa dai 30-40mila dollari annui pro capite nei grandi paesi dell’Europa mediterranea ai meno di mille in molte realtà africane, è difficile mantenere equilibrio tra le spinte espulsive prodotte entro queste ultime e la forza attrattiva di società, come le nostre, che ostentano benessere attraverso canali sempre più capillari e accessibili a una platea planetaria.

L’attraversata del Mediterraneo non è dunque sempre un atto di fuga per lasciar indietro di sé eventi che mettono in pericolo la propria vita, essa rappresenta già oggi per molti – e si può ritenere che lo diventerà sempre più in futuro – una strategia (pericolosa) per tentare di imprimere una svolta radicale all’esistenza. E non ci sorprende constatare come al 37% delle richieste di asilo esaminate in Italia nel 2014 non siano stati riconosciuti i presupposti per una qualche forma di protezione (molto più che nel 2013 quando i dinieghi rappresentavano il 29%). 

In conclusione, il rischio legato alle nuove tendenze che sta assumendo il fenomeno degli sbarchi sulle coste italiane è che la macchina dei soccorsi, nata come lodevole e doverosa risposta a situazioni emergenziali, possa definitivamente trasformarsi in una routine, resa necessaria da una consuetudine inarrestabile o persino manovrata da pericolosi interessi di destabilizzazione. Occorre dunque trovare il modo affinché, da un lato, si possano ridefinire, in modo chiaro e condiviso sul piano internazionale, i principi e le procedure cha stanno alla base dell’accoglienza; dall’altro, affinché si decidano, con analoga chiarezza e consenso, le risorse e le modalità con cui intervenire. Non solo per riprendere il controllo del fenomeno, ma soprattutto per contrastare i fattori che ne determinano la crescita e gli orientamenti pericolosamente distorti.



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