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SBARCHI/ Blangiardo: i numeri (veri) dell’"invasione" e le responsabilità dell'Italia

Pubblicazione:domenica 1 marzo 2015

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Proviamo a fare il punto, con l’aiuto di qualche numero, sul fenomeno dei barconi che viaggiano pericolosamente nel Mediterraneo, una realtà che è andata via via accentuandosi e che, manipolata dalla brutalità di interessi e ideologie disumane, rischia di trasformarsi in un dramma per chi ne è coinvolto e in una pesante sconfitta per chi avrebbe dovuto governarla. 

Lungo quella che è stata definita la “strada più mortale del mondo” – con riferimento ai 3.419 migranti che, secondo una stima delle Nazioni Unite, hanno perso la vita nel 2014 tentando di raggiungere l’Europa via mare – sono giunte in Italia oltre 170mila persone nel 2014. Un collettivo in fuga da conflitti, carestie, soprusi, instabilità politica ed economica il cui numero è pressoché equivalente all’apporto netto di immigrati “tradizionali” ufficialmente emerso dal bilancio anagrafico di quello stesso anno (Istat, Indicatori Demografici 2014). 

Se si pensa che fino al 2010 giungevano mediamente in Italia via mare poco più di 20mila migranti, con punte di 50mila nel 1999 (Albania e conflitto in Kosovo) e 37mila nel 2008 (conflitti e carestie in Somalia, Eritrea, Nigeria); e che anche nel 2011, con la “Primavera” araba”, si era arrivati al record di 63mila unità, si ha un’idea dell’accelerazione subita del fenomeno lo scorso anno e ben se ne comprendono le drammatiche conseguenze anche in termini di vite umane. Un pesante tributo, di cui le 366 vittime del naufragio davanti all’isola di Lampedusa offrono una testimonianza tuttora viva e toccante. 

Ed è proprio a seguito di tale dramma che il Governo italiano aveva promosso l’operazione Mare Nostrum grazie alla quale – garantendo il soccorso fino a 120 km dalla costa italiana – l’incidenza dei morti lungo la rotta libica si è significativamente ridotta passando, stando alle valutazioni più recenti (G. Papavero 2015, www.ismu.org), da una vittima ogni diciassette sbarcati a una ogni cinquanta. Il tutto mentre la Libia ha progressivamente rafforzato il primato come base di partenza, imbarcando nel 2014 oltre l’80% delle persone giunte sulle nostre coste, laddove erano il 64% nel 2013 e il 38% nel 2012. Se poi ci si sofferma sul ventaglio di nazionalità rilevate al momento dello sbarco si coglie, pur scontando le incertezza legate a dichiarazioni difficilmente verificabili, una geografia del malessere che sembra incombere su un’umanità in cui l’oppressione e il fanatismo si sommano alla contrarietà degli eventi naturali e alle difficoltà di contesti di vita inospitali. 

Non è un caso che nel 2013 e nel 2014 circa un quarto degli sbarcati siano riconducibili a cittadini siriani in fuga dal loro paese, mente nel 2012 essi rappresentavano meno del 5% degli arrivi. Non va inoltre dimenticato come traversate del mare coinvolgano sempre più spesso minori, e in questi ultimi tempi si ha persino motivo di credere che la loro massiccia presenza rifletta scelte e strategie ben mirate da parte dei trafficanti e di chi li assolda. Considerando i minori sbarcati del 2014 in provenienza dalla Libia e dalla Tunisia – per i quali il dettaglio è disponibile – sembra che ne siano stati accolti oltre 18mila, pari al 13% dei corrispondenti arrivi. 


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