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MUSULMANI A BOLOGNA/ Impossibile trovare una casa in affitto: in sette ci hanno detto "no"

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foto:Infophoto  foto:Infophoto

Sette volte no. È questa la risposta che si sono sentiti dare marito e moglie italiani, ma musulmani, in cerca di una casa a Bologna. A raccontare la storia della disavventura al “Corriere della Sera” è la signora Rassmea Salah, italiana e già consigliera comunale a Bresso, moglie di Ilias Bennaddi. Alcuni si sono appigliati al suo velo, altri hanno risposto che non affittavano appartamenti a italiani, c’è poi chi ha chiaramente ammesso di non voler affittare l’appartamento a musulmani. Eppure la coppia ha un lavoro, lei come addetto stampa, lui ha un contratto a tempo indeterminato con una ong internazionale. La conseguenza è che i due cercano casa da cinque mesi e per il momento non l’hanno ancora trovata e vivono da amici a Sassuolo. «Abbiamo visto una trentina di case, abbiamo fatto sette proposte. Ci hanno sempre rifiutati, nonostante le referenze i quattro contratti a tempi indeterminato che diamo come garanzia», racconta la donna. Ma il motivo è sempre lo stesso, ovvero quello di essere musulmani. Ecco alcune delle risposte che si sono sentiti dire: «In un messaggio ci hanno scritto chiaramente che non c’era nulla da fare perché i proprietari preferivano affittare a italiani, senza rendersi nemmeno conto che noi siamo italiani…» oppure «Una signora ha rifiutato la nostra offerta dopo aver saputo che mio marito lavora per una ong di stampo musulmano: “Sa se ne sentono tante in televisione di questi tempi”». E ancora: «Una proprietaria ci ha detto di essere preoccupata per come il vicinato avrebbe potuto prendere la presenza di una donna con il velo nel condominio», racconta Rassmea. Insomma per la coppia tanta rabbia e delusione: «Forse quello che mi hanno detto finora di Bologna è solo un’immagine fittizia, dietro la quale si nasconde un razzismo strisciante: all’inizio tutti ci dicono ‘non c’è problema’, ma poi alla fine i proprietari ci respingono. Ma noi vogliamo un quartiere pulito, residenziale e sicuro come chiunque, visto che ce lo possiamo permettere — afferma — non una periferia, magari piena di prostitute e spacciatori, solo per una questione identitaria». (Serena Marotta)



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