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Cronaca

INCONTRO CL-PAPA/ L'intervista della radio spagnola a Julián Carrón

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Papa Francesco ha detto che la morale cristiana non è uno sforzo titanico per essere coerenti con una serie di principi, ma la risposta commossa dell’uomo alla misericordia imprevedibile di Dio. Ho la sensazione che questo sia un punto che oggi in alcuni ambiti ecclesiali è scottante, fa discutere, e certamente mostra una sintonia particolare con la percezione che aveva don Giussani.
Siamo i primi a essere profondamente commossi per il fatto che qualcosa che don Giussani ci diceva molti anni fa, e che ci ha sorpreso quando lo abbiamo udito la prima volta sino al punto da commuoverci perché ci siamo sentiti abbracciati nella nostra umanità e nel nostro peccato, sia detta oggi dal Papa a tutta la Chiesa. E questo ci dice una cosa fondamentale per capire il cristianesimo: che il cristianesimo può essere ridotto, come hanno già sottolineato i pontefici precedenti, a cominciare da Giovanni Paolo I, poi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, a un’etica. Don Giussani ci ricordava sempre la famosa affermazione di Giovanni Paolo I, secondo cui la Chiesa nel tentativo di presentarsi moderna ha trasformato lo stupore dell’inizio in una serie di regole, nello sforzo titanico dell’uomo. Su questo hanno insistito in tante occasioni Giovanni Paolo II e Benedetto XVI: quando il cristianesimo si riduce solo a questo, perde la sua vera natura di avvenimento che cambia la vita. Sabato il Papa ha citato la famosa scena della Vocazione di Matteo dipinta da Caravaggio, nella quale lo stesso Matteo, un peccatore per il mestiere stesso che faceva, l’esattore delle imposte, è pieno dello stupore nel sentirsi chiamato, proprio lui, da Gesù che conosceva tutto il suo male. Posso immaginare quello che è accaduto sabato in piazza in alcuni detenuti nelle carceri italiane che hanno avuto occasione di incontrare il movimento, che cosa avranno provato quando il Papa li ha abbracciati. È l’esperienza di Matteo, come di ogni peccatore della storia davanti a Cristo, come di ognuno di noi. Per questo l’esperienza che si porta a casa, che conserva negli occhi e in ogni fibra del proprio essere, chi ha partecipato a un gesto come quello che abbiamo vissuto sabato in Piazza San Pietro, è questo abbraccio pieno di tenerezza, della misericordia di Cristo che ci ha raggiunto un’altra volta attraverso papa Francesco.

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