BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

PAPA/ L'intervista di padre Pepe: la genialità dell'umano di Francesco

Pubblicazione:mercoledì 11 marzo 2015

Foto InfoPhoto Foto InfoPhoto

Questa fede nella persona è decisiva, è il principio educativo che caratterizza la testimonianza di Papa Francesco. E’ evidente nel suo muoversi, nella dinamica delle sue azioni, nei suoi sguardi e nei suoi gesti, il Papa punta sulla persona, è certo che ogni persona ha in sé le risorse per affrontare la vita, per trovare ciò che il cuore desidera.

Il terzo fattore che mi ha colpito di quanto detto da Papa Francesco è la sottolineatura sull’appartenenza.“L’appartenenza a un focolare. L’appartenenza si dà con l’amore, con l’affetto, con il tempo, prendendoli per mano, accompagnandoli, giocando con loro, dandogli quello di cui hanno bisogno in ogni momento per la loro crescita. Soprattutto dandogli spazi in cui possano esprimersi. Se non giochi con i tuoi figli li stai privando della dimensione della gratuità. Se non gli permetti di dire quello che sentono in modo che possano anche discutere con te e sentirsi liberi, non li stai lasciando crescere.”

E’ una appartenenza fisica quella di cui parla il Papa, è l’appartenenza che testimonia con i suoi abbracci e le sue carezze. La persona cresce e si solidifica per una appartenenza non perché sviluppa dei valori o delle idee, questa è uno dei punti forza della pedagogia di Papa Francesco, la certezza che sia un legame a far crescere. La fede è una appartenenza di cui protagonista è Dio che viene continuamente a cercare l’uomo, a riportarlo alla sua origine. E questo ha portato Papa Francesco a dire a chiare lettere che la fede non è un sentimento, ma un’esperienza.  

“Occorre abituarsi al fatto – ha detto ancora - che la fede non è un sentimento. A volte il Signore ci dà la grazia di sentirla, ma la fede è qualcosa di più. La fede è il mio rapporto con Gesù Cristo, io credo che Lui mi ha salvato. Questa è la vera questione riguardo alla fede. Mettiti a cercare tu quei momenti della tua vita dove sei stato male, dove eri perso, dove non ne azzeccavi una, e osserva come Cristo ti ha salvato. Afferrati a questo, questa è la radice della tua fede. Quando ti dimentichi, quando non senti niente, afferrati a questo, perché è questa la base della tua fede. E sempre con il Vangelo in mano. Portati sempre in tasca un piccolo Vangelo. Tienilo in casa tua. Quella è la Parola di Dio. E’ da lì che la fede prende il suo nutrimento. Dopotutto la fede è un regalo, non è un atteggiamento psicologico. Se ti fanno un regalo ti tocca riceverlo, no? Allora, ricevi il regalo del Vangelo, e leggilo. Leggilo e ascolta la Parola di Dio.” Una affermazione, questa di Papa Francesco che mette in guardia da tante riduzioni sentimentali della fede per affermarne la vera natura, riconoscimento dell’Altro e relazione viva con la Sua Presenza.

L’ultimo fattore che mi ha colpito delle parole di Papa Francesco è il suo giudizio sulle mode virtuali, un giudizio che dovrebbe essere preso sul serio da chi è impegnato con i giovani oggi.  

“Io distinguerei il mondo della fantasia dalle relazioni virtuali. A volte i rapporti virtuali non sono di fantasia, sono concreti, sono di cose reali e molto concrete. Ma evidentemente la cosa desiderabile è il rapporto non virtuale, cioè il rapporto fisico, affettivo, il rapporto nel tempo e nel contatto con le persone. Io credo che il pericolo che corriamo ai nostri giorni è dato dal fatto che disponiamo di una capacità molto grande di riunire informazioni, dal fatto insomma di poterci muovere in una serie di cose virtualmente, ed esse ci possono trasformare in “giovani-museo”.  Un “giovane-museo” è molto ben informato, ma cosa se ne fa di tutto quello che sa? La fecondità, nella vita, non passa per l’accumulazione di informazioni o solamente per la strada della comunicazione virtuale, ma nel cambiare la concretezza dell’esistenza. Ultimamente vuol dire amare.  Tu puoi amare una persona, ma se non le stringi la mano, o non le dai un abbraccio, non è amore; se ami qualcuno al punto di volerlo sposare, vale a dire, se vuoi consegnarti completamente, e non lo abbracci, non gli dai un bacio, non è vero amore. L'amore virtuale non esiste. Esiste la dichiarazione di amore virtuale, ma il vero amore prevede il contatto fisico, concreto. Andiamo all’essenziale della vita, e l’essenziale è questo.  Dunque, non “giovani-museo” informati solo virtualmente delle cose, ma giovani che sentano e che con le mani – e qui sta il concreto – portino avanti le cose della loro vita... Mi piace parlare dei tre linguaggi: il linguaggio della testa, il linguaggio del cuore e il linguaggio delle mani. Ci deve essere armonia tra i tre. In modo tale che tu pensi quello che senti e quello che fai, senti quello che pensi e quello che fai, e fai quello che senti e quello che pensi. Questo è il concreto. Restare solamente nel piano virtuale è come vivere in una testa senza corpo.”

Il giudizio di Papa Francesco dice esplicitamente che cosa oggi educa, è la realtà che entra dentro l’orizzonte della persona, che ne sfonda i confini ristretti e apre al bello e al vero, questo e solo questo educa, e la realtà non è un’idea, ma la fisicità di una presenza, una presenza che ti tocca, tant’è vero che il Papa parla chiaramente di contatto fisico, concreto. Urge superare i giovani-museo per arrivare ai giovani reali, e i giovani reali sono fatti di cose, hanno bisogno di guardi e abbracci, non di qualcuno che gli parli, ma di qualcuno che stringa loro la mano.

In quello che ha detto Papa Francesco a padre Pepe vi è una sfida educativa per tutti, il Papa ci sta testimoniando che forza educativa sprigioni l’amore di Cristo a noi.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.