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IL CASO/ Adozione, l'affetto di un single non basta a "sostituire" padre e madre

Pubblicazione:giovedì 12 marzo 2015

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Inoltre la legge, per separare radicalmente i percorsi di affido dall'adozione, di fatto impediva che i genitori affidatari potessero diventare quelli adottivi, generando così una dannosissima discontinuità educativa per il bambino, costretto a passare dalla famiglia affidataria ad una diversa famiglia, se adottiva. Su questo tema si sono visti affidi illimitati ai limiti della correttezza normativa, ma anche sperimentazioni di "adozione mite": soluzioni, cioè, che tentavano di entrare in questa difficile zona grigia, tra l'affido e l'adozione, per impedire la rottura delle relazioni tra minori e famiglie affidatarie "di lunga durata".

Promuovere quindi la possibilità che le famiglie affidatarie, in caso di oggettiva condizione, possano diventare esse stesse adottive ci pare un grande successo, trasformando così la cura e il progetto dell'accoglienza da temporanea — l'affido — a permanente — con l'adozione, con il chiaro obiettivo di tutelare il bambino e la continuità delle sue relazioni educative ed affettive. Tuttavia nei primi testi dei disegni di legge in discussione questa possibilità era riservata solo alle coppie sposate (in piena continuità con le regole dell'adozione, che è appunto riservata a coppie legalmente sposate), mentre a sorpresa il testo arrivato in aula apriva, con un emendamento promosso dalla sen. Puglisi, questa opzione anche ai single (come per l'affido). Ma per fortuna, dopo il dibattito in aula e tante voci di protesta di tante associazioni di famiglie accoglienti, la stessa sen. Puglisi ha ritirato questo emendamento. 

Al di là delle motivazioni del dibattito in aula, la ratio della limitazione alle coppie sposate appare di una evidenza cristallina: offrire ai bambini una famiglia che abbia il massimo della stabilità e dell'impegno pubblico, attraverso il matrimonio. Una coppia sposata testimonia infatti una esplicita responsabilità sociale, formalizzata nel patto matrimoniale, sottoposto ai vincoli della legge, e garantisce al bambino un padre e una madre, cioè una coppia genitoriale completa, il che costituisce ovviamente maggiore garanzia di benessere. Quindi la legge vuole assicurare anche a queste situazioni il massimo di tutela possibile. 

Certo, molti affidi da parte di persone sole riescono ottimamente, e in "casi speciali" si può già oggi approvare un'adozione da parte di un single, ai sensi dell'art. 44 della legge 149. Ma si tratta, appunto, di casi speciali, mentre la generalità della risposta dello Stato deve necessariamente tendere a dare il massimo ad un bambino in difficoltà. E per lo Stato il massimo è una coppia genitoriale completa, regolarmente sposata, che proprio davanti allo Stato si è impegnata alla stabilità e ai compiti di cura previsti dal codice civile.

Confidiamo quindi che i provvedimenti per la tutela dei bambini, nel nostro Paese, siano sempre orientati al superiore interesse del minore, soprattutto quando si tratta di accoglienza familiare, senza ambigue forzature di norme che rischiano di tutelare solo gli adulti. 



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