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GIUBILEO DELLA MISERICORDIA/ Francesco e la gioia di arrendersi a Cristo

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

Quando Cristo venne non si fermò a commentare o a maledire il Suo tempo, non chiese nuove leggi né promosse nuove istanze sociali e culturali, ma semplicemente donò se stesso e "fece" il cristianesimo. Così Bergoglio, nell'ora del fallimento di ogni negoziato di pace in Medio oriente, nell'ora in cui gli amici muoiono e poche organizzate lobbies cercano di imporre il loro potere in ogni sede e in ogni istituzione del pianeta, non si mette a commentare il mondo, ma riapre quella Porta attraverso la Quale Gesù — ancora oggi come duemila anni fa — ci attrae. 

Non c'è fallimento affettivo, disperazione esistenziale o povertà su questa terra che non cerchi — drammaticamente — quella Porta. La Porta che oggi sembra murata e inaccessibile a causa dell'egoismo e dell'avidità degli uomini, la Porta che riconsegna alla vita la libertà da ogni rabbia e da ogni paura, quella Porta è lì e sta per essere riaperta. Chi non sente bruciare dentro di sé questa ultima mendicanza verso il Cielo, questo ultimo sospiro verso la Vita che passa e che ci interroga, non può che rifugiarsi in un fortino fatto di sdegno e di cinismo, carico di biasimo e di livore per "gli altri". Dentro la Chiesa, come fuori, si annidano coloro che sono così Cattolici da aver dimenticato il Cristianesimo, così Cittadini da aver perso di vista che cosa significhi essere anzitutto Uomini. Sono costoro che, di fronte alla grandezza e alla forza di questo Papa, non riescono ad arrendersi e alimentano in ognuno di noi sospetto e scetticismo. Essi ci regalano rigide certezze e coltivano un'ultima sfiducia verso la realtà, verso quello che il Mistero — in modo così grandioso e sbalorditivo — sta compiendo dentro la storia "ora", per concentrarsi su quello che — a loro dire — in realtà Esso dovrebbe compiere e adempiere con diligenza. 

Questi personaggi non hanno nome e cognome, ma dimorano dentro ciascuno di noi e si affacciano alla notizia di questo Giubileo Straordinario con la stanchezza di chi, alla fine, vorrebbe far giocare tutti al proprio gioco senza ammettere che la realtà — i giocattoli — non solo è nostra, ma è di un Altro. A tutte queste parti di noi non si può che augurare di ricominciare a sentire la vita, il dolore del vento e lo sconcerto della pioggia, la promessa del sole e la nostalgia del fuoco. I monaci irlandesi dicevano che questo autentico contatto con l'esistenza poteva avvenire soltanto attraverso un dono, il "dono delle lacrime". Sono queste lacrime che, stasera, scendono dal mio volto con infinita gratitudine per il fatto che qualcuno abbia avuto il coraggio di riaprire quella Porta, la Porta della Misericordia. Sono io che stasera festeggio, perché non riesco a smettere di pensare che questo Giubileo, alla fine, sia stato indetto proprio per me, perché il mio cuore potesse — finalmente — ritornare a casa. Quella casa la cui Porta si trova proprio in piazza San Pietro.

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COMMENTI
14/03/2015 - La Porta della Misericordia (Giuseppe Crippa)

E’ anche vero però, caro don Pichetto, che quella porta – la Porta della Misericordia - è aperta ogni giorno in ogni confessionale di ogni chiesa ma spesso dietro quella porta non c’è nessuno: il confessionale è vuoto.