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ALBERTO PAULON/ "Non sprecate nemmeno un momento senza essere felici"

Pubblicazione:mercoledì 18 marzo 2015

Alberto Paulon (a destra) con un detenuto dei Due Palazzi Alberto Paulon (a destra) con un detenuto dei Due Palazzi

Duemila persone ieri a Padova durante una toccante celebrazione presieduta da don Michele Cestaro hanno salutato Alberto Paulon, il cuoco 25enne padovano morto lo scorso 27 febbraio a Melbourne, travolto da un camion mentre attraversava in bicicletta la centralissima Sydney Road. Il funerale si è tenuto nella Basilica del Santo, come già quello del padre di Alberto, Massimo, perito nello scoppio dell’Epifania nel centro Forcellini di Padova il 5 gennaio 1998. La vicenda di Alberto ha destato viva commozione anche in Australia, dove si era trasferito: lavorava come chef assieme alla fidanzata Cristina in uno dei migliori ristoranti della metropoli, il Donnini’s. Il 6 marzo il gruppo Safe Cycling Australia ha organizzato un corteo di biciclette proprio lungo Sydney Road. Erano presenti più di 3mila ciclisti. Riportiamo due messaggi letti in basilica durante il funerale. Il primo è stato scritto da un amico, Nunzio Martinello, a nome della fidanzata e anche degli amici australiani, il secondo proviene da un detenuto della Pasticceria Giotto del carcere di Padova, dove Alberto aveva lavorato per qualche settimana nello scorso dicembre.

Semplice e spontaneo: bastano poche parole per descrivere Alby. Di tutti noi è l’unico che aveva ben chiaro cosa voleva dalla vita e lo stava realizzando. Seguendo la sua passione era partito dall’Italia e, passando per Abu Dhabi, aveva inseguito il suo sogno fin dall’altra parte del mondo, a Melbourne, dove stava portando avanti i suoi progetti con Cristina.

In Australia aveva trovato il suo posto. Lavorava come chef in uno dei migliori ristoranti della città. Era circondato da persone splendide che gli volevano bene e che erano per lui una seconda famiglia. Si sentiva parte di quel modo di vivere, caratterizzato dalla disponibilità e dal calore della gente. Ci piace ricordarlo entusiasta di ritornare a Melbourne e felice di poter riprendere e costruire il loro sogno.

Conoscendolo, è singolare il fatto che l’ultimo suo messaggio sia stato: "Basta che siate felici", che riassume perfettamente come era Alby: spontaneo ed essenziale. Nonostante gli aspetti negativi del quotidiano riusciva ad aver sempre presente qual era l’unica cosa importante della vita: essere felici.

In un istante la vita di Alby è stata presa e questo ci ricorda come ogni secondo della nostra vita abbia un valore inestimabile: non possiamo quindi permetterci di sprecare neanche un momento senza essere felici.


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COMMENTI
18/03/2015 - Un saluto ad Alberto (Giuseppe Crippa)

Penso che gli amici Nunzio e Pasquale abbiano colto due aspetti complementari della figura di Alberto: non è possibile essere felici senza contribuire a rendere felici le persone che ci circondano... Probabilmente in Cielo avevano bisogno di un nuovo chef: Alberto continuerà a farlo là dopo averlo fatto nei due emisferi di questa terra e continuerà ad essere felice ed a far felici altri.