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Cronaca

ISIS/ Mohamed Emwazi o "Jihadi John", come essere morti anche da vivi

Mohamed Emwazi (Immagine dal web)Mohamed Emwazi (Immagine dal web)

La banalità del male. Anche gli aguzzini nazisti erano carini coi loro figli, prima di addormentarli col cianuro, anche chi abitava nei lager ascoltava i violini e regalava crinoline alla fidanzata. Ti hanno studiato bene, si è capito subito che non eri un tipo qualsiasi, e poi, quando sei saltato fuori tra la genia di Al Quaeda, anche i servizi britannici ti tenevano d'occhio. Troppo poco: eri implicato nell'attentato vile alla metropolitana di Londra, hai cercato di fuggire in Tanzania, per addestrarti, ti hanno fermato, ma non hanno capito. Che la tua rabbia doveva trovare uno sfogo, che all'inizio volevi rivolgere contro di te, ucciderti, perché no sopportavi più una vita disperata da braccato. 

Non l'hai fatto, e ci viene da dire "peccato". Non perché non amiamo la vita, noi. Ma per il male che avresti potuto non fare. Per la dannazione che avresti potuto forse abbreviare. Vorremmo dirti tu sia maledetto, e non servirebbe a nulla, perché già lo sei; ma noi abbiamo solo parole normali, l'abisso del male non riusciamo ad esprimerlo. 

Chiediamo senza risposta che senso abbia la tua vita, e tutto il dolore che susciti; fatichiamo a capirlo per le bestie feroci, ma almeno ci consoliamo con la legge di natura, la brama del cibo, la mancanza di ragione. Gli uomini dovrebbero averli, ragione e cuore. Te lo sei mai chiesto? Cosa speri di ottenere, mentre sgozzi le tue vittime, quale speranza, quale pace, quale amore ti immagini. 

Ma tu non pensi, non sei più uomo. Hai scelto di morire odiato, ammazzato senza pena, abbandonato da tutti, perché così accadrà. Li hai visti i tiranni, i criminali, che fine fanno. Tu, che ci rendi nemici di altri uomini di altra fede; tu, che ci rendi feroci per cercare te e quelli come te, e ci obblighi alla violenza, per fermarne una maggiore; tu, che hai dei parenti, che ora vivono l'inferno in terra per causa tua; tu non esisti, sei come la peste, o una fiera impazzita, nessuno ti piangerà. 

Non vogliamo più vederti, sentirti, leggerti. Che quel briciolo di etica che ancora resiste nella comunicazione muova a dimenticarti, a non darti spazio, mai più. Non ci interessi, non vogliamo più sentir parlare di te. Parlateci di vampiri, zombie e altri orrori malefici, che almeno sono irreali.  La nostra libera informazione, la nostra attenta capacità di analisi dovevano darsi da fare prima. Con freddezza e lucidità, senza buonismi, senza tentennamenti, bisogna fermarli subito, i pazzi criminali. Tu sei già morto. Eternamente morto.

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