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ISIS/ Mohamed Emwazi o "Jihadi John", come essere morti anche da vivi

Pubblicazione:lunedì 2 marzo 2015

Mohamed Emwazi (Immagine dal web) Mohamed Emwazi (Immagine dal web)

Caro Mohamed, o Jihadi John, come ti chiamano, e chissà se anche tu ti chiami così. In entrambi i casi, quello che sei diventato non ha nulla a che fare col tuo destino, checché ne dica il detto antico. Ti hanno dato da piccolo il nome del Profeta, per tanti e tanti fedeli islamici; uno pronto a combattere e a impiegare la violenza, senza mezze misure, ma eravamo nel IX secolo, sarebbe ingiusto giudicare l'avanzata dell'islam a colpi di scimitarra con i nostri occhi, anche perché spade e poi fucili e cannoni troppe volte nella storia si sono sentite tuonare, appellandosi al nome di un dio. 

Non posso pensare ragionevolmente che un miliardo e mezzo e più di musulmani credano che il massacro degli infedeli sia la loro ragione di vita, e la restaurazione del califfato. Non è vero, anche se la radicalizzazione della politica, la paura, il sospetto, ci spingono a pensarla così, e ci porteranno sempre di più a estremizzare l'odio, grazie a quelli come te. 

Ma anche il richiamo alla jihad è scorretto. Mi hanno spiegato che il termine significa "sforzo", "lotta interiore". La sua estensione all'opera dei tagliagole è impropria, blasfema. Chiunque lo faccia si pone fuori dall'islam. Tu, cosa credi? Pensi di operare per il bene della tua fede, o sei pagato da chi, per altri scopi, o sei più probabilmente un pazzo furioso? Sarai felice di avere l'onore delle cronache, di essere considerato in tutto il mondo una minaccia, un demone infernale, uno sterminatore. Forse sei cresciuto a supereroi: se non eri il vendicatore solitario, quello che combatteva dalla parte giusta, per avere visibilità dovevi stare dall'altra, e sfondare con la tua malvagità abissale, il joker insegna. 

Se ancora covi un barlume di lucidità, dirai che la parte sbagliata non è la tua. Ti avranno indottrinato sulle colpe degli occidentali, e tu lo eri, occidentale; ti avranno seminato veleni antichi, e tu, adolescente col cappellino da yankee, hai accettato di indossare il passamontagna nero, di annullare la tua personalità disturbata, di essere strumento di morte in mano a spietati assassini. 

Non mi fai pena, non fai pena a nessuno. Ci è data una scelta, ci è data una coscienza per scegliere. Tu hai deciso il male, la morte. Tu, roso e cattivo già coi tuoi coetanei, a scuola, che neppure le pietose attenzioni degli insegnanti sono riusciti a placare; tu, invischiato da anni con i terroristi hai pesato, operato per mettere bombe, ammazzare la gente per le cui strade camminavi, nelle cui aule avevi studiato, gli amici con cui forse giocavi a pallone, ascoltavi musica.

Tu hai scelto di dissacrare quella casetta naïve con le tendine bianche, che oggi appare in tutti i quotidiani, in tutti gli schermi tv, con la porta di legno, il corridoio d'ingresso di un cortiletto bagnato, sempre bagnato di pioggia; così tipica, così English, così adatta a Miss Marple, adorabile vecchina che li avrebbe stanati e picchiati con le sue mani, quando si era ancora in tempo, quelli come te, altro che i moderni servizi di Sua Maestà. 


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