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SINDONE/ Il Papa e quel lenzuolo di lino: noi non siamo mai "soli"

Pubblicazione:giovedì 26 marzo 2015

La Sindone (Infophoto) La Sindone (Infophoto)

Ricordo che rimasi scossa da quella lucida analisi teologica del Sabato Santo, il giorno del silenzio e del nascondimento di Dio. Così come mi sentii consolata dalla certezza, espressa dal già anziano pontefice che "Gesù Cristo rimanendo nella morte" aveva oltrepassato la porta di una "solitudine estrema" per guidarci verso il Padre e la salvezza. Nel silenzio del Sabato Dio urla il nostro nome e ci prende per mano. In fondo guardando la Sindone maturiamo la certezza che non saremo mai soli, che la nostra sofferenza è quella di Cristo, che il nostro dolore è il suo e che persino attraversando la morte Qualcuno troverà la nostra mano.

Per questo quel pezzo di stoffa a spina di pesce, comparso quasi miracolosamente nel XIV secolo in Francia, a Lirey, e finito per i capricci della storia nelle mani dei Savoia ha un valore che prescinde dalle indagine scientifiche e dalle ricerche storiche. Ed è bello che il suo valore sia stato esaltato dagli organizzatori dell’Ostensione 2015, che proprio ai malati e ai giovani, categorie quanto mai "deboli" e "crocifisse" oggi, hanno voluto riservare percorsi personalizzati per la preghiera e la visione. Si parla già di 850mila prenotazioni, con oltre il 10 per cento di richieste arrivate dall’estero. Un evento dai grandi numeri che sarà sugellato dalla presenza di Papa Francesco, nei 200 anni dalla nascita di uno dei grandi santi piemontesi, Giovanni Bosco. Sarà bello vedere il Papa della Misericordia contemplare quel lenzuolo di lino. Sarà bello scoprire ancora una volta che non siamo soli.



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