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CHIESA E MAFIA/ Attenti ai pm che vogliono "riscrivere" il Vangelo

Pubblicazione:martedì 3 marzo 2015

Franco Roberti (Infophoto) Franco Roberti (Infophoto)

Vi sono due campi di azione che si possono tenere presente in questo ragionamento, anche se non possono essere indagati con i criteri della pubblicità.

Il primo riguarda l'impegno quotidiano che la maggioranza dei parroci ha per inoculare germi di comportamento legale a persone che sono cresciute in contesti in cui la mafia, anche quella piccola e apparentemente insignificante di borgata, costituisce l'unico punto di riferimento per la risoluzione dei problemi della convivenza civile.

Parliamo dei famosi atti di deferenza che si sono verificati in alcune processioni fermando il simulacro del santo davanti all'abitazione di un mafioso locale. A fronte di questi casi, amplificati dalla stampa, quanti sono quelli in cui simili comportamenti sono stati prima impediti e poi sradicati dalla coscienza dei devoti parrocchiani, col silenzioso impegno di parroci e fedeli? Molti parroci ne sono testimoni silenziosi e discreti.

Lo stesso potrebbe dirsi del fenomeno delle infiltrazioni mafiose nelle confraternite, che così copiose sono ancora presenti nelle strutture territoriali delle diocesi, soprattutto del meridione. La presenza di qualche mafioso di quartiere tra gli associati desta giustamente allarme sociale. Le diocesi siciliane, in particolare, sono impegnate da tempo nel riportare queste strutture nell'alveo della più sana tradizione religiosa e i risultati cominciano a vedersi. Pronunciamenti e prese di posizione pubbliche delle chiese locali in tal senso non mancano. 

Ma la Chiesa si occupa di mafia in quanto peccato e ad essa sta a cuore la conversione del cuore. Ecco perché, in questo caso, come in tanti altri, bisogna innanzitutto partire e riconoscere la diversità di compiti e responsabilità che istituzioni pubbliche e Chiesa hanno nella lotta alla mafia, anche se alcune cose possono essere fatte insieme.

Su questo terreno comune si può e si deve andare avanti, ma senza pretendere che ciascuno svolga il compito che gli è stato assegnato dall'altro.



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COMMENTI
03/03/2015 - commento (francesco taddei)

davanti alla riduzione del cristianesimo alla colletta per i poveri e alla voce amica solo ai lavoratori dipendenti ben venga un po' di ordine e una voce forte.