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BIMBO AUTISTICO/ Condannata per violenza la maestra: gli tagliava i capelli

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Ha tagliato i capelli ad un bimbo autistico ed è stata per questo condannata a due mesi di reclusione per violenza privata. Si tratta di una maestra di sostegno di 55 anni, che aveva consigliato alla madre del bimbo autistico di tagliargli i capelli e la madre si era impegnata a farlo. Ma l’insegnante dopo il generico impegno, ha provveduto lei stessa costringendo il piccolo «a subire un inadeguato taglio di capelli», con «l'aggravante di aver commesso il fatto approfittando dell'handicap» del bambino e «con abuso di autorità nella sua qualità di maestra di sostegno». L’imputata era stata condannata in primo grado a quattro mesi di reclusione, condanna che è stata rivista dalla Corte d’Appello di Milano a due mesi. «La violenza - spiega la Cassazione nella sentenza numero 13538 della quinta sezione penale - è consistita nell'approfittamento dello stato di soggezione e di incapacità e nell'aver voluto ignorare l'implicito dissenso della madre del bambino», che «aveva concordato sulla necessità del taglio dei capelli del figlio, ma si era riservata di attuare o far attuare tale operazione nel momento propizio e con gli accorgimenti più opportuni». In pratica questo equivale a negarne il consenso. La Cassazione ha quindi affermato che «nei confronti di un soggetto incapace o anche solo parzialmente capace, ben può verificarsi una situazione di costrizione» quando chi la compie, «proprio approfittando dello stato di soggezione psicologica» della vittima, «assuma - di sua iniziativa, senza autorizzazione alcuna e senza rispettare alcun protocollo operativo - iniziative direttamente incidenti nella sfera fisica o psichica del soggetto passivo». (Serena Marotta) 



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