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OMICIDIO DINA DORE/ Il Pm chiede l'ergastolo per il marito Francesco Rocca: le tappe della vicenda

Pubblicazione:lunedì 30 marzo 2015

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

OMICIDIO DINA DORE, LE TAPPE DELLA VICENDA - Ergastolo per Francesco Rocca. E’ questa la richiesta del pubblico ministero della Dda, Danilo Tronci, nel processo in Corte d'Assise a Nuoro per l'omicidio di Dina Dore, la donna uccisa nel garage della sua abitazione a Gavoi sette anni fa. Il pm ha chiesto il carcere a vita per l’uomo accusato di essere il mandante dell’omicidio. Il 27 marzo 2008 Dina Dore viene trovata all'interno del bagagliaio del suo veicolo priva di vita, legata e imbavagliata con del nastro adesivo. Il fatto è accaduto durante la notte: sembra che la donna sia stata aggredita mentre parcheggiava il suo veicolo all'interno del garage della sua abitazione. Dopo aver lottato, sarebbe stata colpita con un oggetto contundente sulla fronte, legata e posta nel portabagagli del veicolo, mentre la piccola figlioletta di appena otto mesi si trovava nel seggiolone dell'automobile. Inizialmente suo marito Francesco Rocca, dentista di quarant'anni, ha avvertito le forze dell'ordine dopo aver trovato il garage a soqquadro, ma non avrebbe mai pensato che sua moglie si trovava chiusa nel portabagagli, cosa che poi sosterrà ripetutamente. Partono dunque le indagini che portano a una sola pista, ovvero al tentativo di sequestro andato male: l'ultimo caso è quello di un imprenditore, ovvero di Pinna Titti, che è riuscito a scappare dopo un anno di prigionia. Il caso sembra chiuso, ma dopo due anni vi è un colpo di scena: secondo una persona anonima, l'omicidio di Dina è indirettamente colpa del marito, che avrebbe conteso un terreno a persone poco raccomandabili, che dunque hanno optato per la vendetta trasversale. Si indaga dunque sul caso nuovamente: il 2010 viene dunque caratterizzato dalla ricerca attenta sul passato di Francesco Rocca, che però sembrerebbe privo di nemici, e dunque questa pista viene abbandonata, e si ritorna a pensare al tentato sequestro. Ma dopo due anni vi è l'ennesimo colpo di scena sulla vicenda, ed il dentista viene arrestato per essere il mandante dell'omicidio di sua moglie. Ad incastrarlo è Stefano Lai, il quale avrebbe parlato con un giovanissimo Pier Paolo Contu, il quale sarebbe l'esecutore materiale del delitto. In cambio, il dentista avrebbe offerto al giovane una casa oppure circa 250mila euro. Francesco e Pier Paolo vengono inizialmente condannati, con l'esecutore materiale che avrebbe dovuto scontare sedici anni di carcere, ma la vicenda si fa sempre più intricata: secondo i magistrati e grazie ad alcune ricostruzioni, Francesco avrebbe avuto una relazione extraconiugale con la sua assistente, ovvero Anna Guiso. La donna avrebbe sostituito la moglie come assistente, ed i due avrebbero iniziato una relazione, terminata nel 2009, poco dopo la morte di Dina. Il movente dell'omicidio sarebbe da ricercare nel fatto che Francesco non avrebbe voluto divorziare dalla moglie per non aggravare la sua situazione economica.



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