BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Cronaca

DIARIO USA/ Tim Cook, Apple e l'ipocrisia gay della falsa libertà

In America si vive ormai come nella Fattoria di Orwell. Casi recenti dimostrano che chi non si adegua al politically correct rischia il marchio dell'infamia. RIRO MANISCALCO

Tim Cook, Ceo di Apple (Infophoto)Tim Cook, Ceo di Apple (Infophoto)

NEW YORK — Finirò in galera. Io e quelli come me. Finiremo come Gondrano perché la fattoria è in mano a Napoleone e Clarinetto detta le regole del gioco. E quelli come me sono squalificati. Se non avete mai letto Orwell (fatelo), questi sono alcuni dei protagonisti della tragica vicenda umana in un mondo dove "te lo dico io cos'è la libertà".  Si può discutere su chi sia il Napoleone, ma il Clarinetto di oggi è certamente Tim Cook, amministratore delegato (Ceo), "capo" della Apple. 

Cook aveva già fatto il suo bell'outing l'autunno scorso, annunciando ufficialmente al mondo la sua omosessualità. Come se il mondo non attendesse altre notizie. Questa volta però, raccogliendo a piene mani l'ospitalità di Jeff Bezos (il padrone di Amazon), ci ha regalato sul Washington Post (che è di Bezos) un editoriale dal titolo degno della fattoria di Mr. Jones (quella di Orwell, che né Bezos né Cook sono ancora riusciti a comprare): "Apple is open to everyone", la Apple è aperta a tutti. 

Suona proprio come il preambolo alla carta costituzionale di Utopia, o l'introduzione ai comandamenti della vita. L'uscita di Cook non è casuale. E' la puntuale risposta al Religious Freedom Restoration Act firmato qualche giorno fa da Mike Pence, governatore dell'Indiana. Questa legge consente ai gestori di esercizi commerciali di non servire gli omosessuali senza incorrere nell'accusa di discriminazione. Per carità, non è la legge più intelligente di questo mondo, non porta da nessuna parte… E' che evidentemente qualcuno sente il bisogno di difendere quello in cui crede, e non trova modo migliore per farlo che costruire barricate. Stupido. Siccome l'Indiana si dimostra non aperta a tutti, Tim Cook scrive che invece dovrebbe esserlo, ed imparare da Apple che lo è. 

Il problema è che il primo articolo della nuova costituzione che il gay&lesbian movement continua ad elaborare, subito dopo quello splendido preambolo "Aperti a tutti", sembra proprio dire "Eccetto quelli che non la pensano come noi". L'ho già detto altre volte, ma è sempre più vero: questa è "l'intolleranza dei tolleranti", ed è terribile. Esempi? Il recente caso di Dolce, Gabbana ed Elton John non ha bisogno del mio commento. 

Possibile che in nome della libertà, dell'apertura totale proclamata ed invocata da Clarinetto uno non possa dire quel che pensa? Possibilissimo. Nel nostro piccolo qui a New York abbiamo appena assistito ad una scena simile a quella di Dolce e Gabbana. Nel mondo del baseball, dei miei beneamati NY Mets. Quest'anno la Major League Baseball ha avuto la bella pensata di nominare un "Ambasciatore per l'inclusione". Ora, siccome neri, ispanici, asiatici, cristiani, musulmani, scintoisti, buddisti e quant'altro sono abbondantemente "inclusi", giocando in America da anni, è chiaro che la nuova frontiera "dell'inclusione", quella per cui c'era bisogno di un Ambasciatore, è quella dell'omosessualità. 


COMMENTI
01/04/2015 - come si chiama? (Claudio Baleani)

Come si chiama? Cook o Cock?

 
31/03/2015 - cook degno erede di steeve jobs! (antonio petrina)

Su il foglio del 20 marzo è apparso l'articolo del giornalista Mattia Ferraresi, corrispondente da New York del nuovo direttore mastro ciliegia del fogliante fondato da Ferrara, sulle magnifiche sorti progressive di Apple, delle battaglie termonucleari vinte e dei numeri da capogiro (invidiata perciò da molti): tutto sul mandato consegnato al nuovo ceo Cook in punto mortis da Steve Jobs: "Just do what's right", che ricorda tanto quel che il patron della nutella Ferrero, di recente scomparso in quel di Alba, lascia ora al suo figlio Giovanni. Per questo non buttiamola sulla giusta e sacrosanta battaglia comune alle sentinelle italiche, alle prese con progetti degni dei peggiori DICO qui in Italy, ma come a Copertino concepiscono il lavoro ! Good Easter!

 
31/03/2015 - Io mi affido alla vita di Gesù (claudia mazzola)

Ricollego quello che ha detto don Carron nell'altro articolo "impariamo dai nostri limiti" e aggiungo una frase di don Giussani "siamo spettacolo agli altri ed a noi stessi sia nel bene che nel male". Più o meno....

 
31/03/2015 - Apple is open to everyone... (Giuseppe Crippa)

E’ uscito un mese fa l’ultimo report di Apple sulla Responsabilità dei Fornitori. Vi si legge che solo dall’anno scorso Apple non si è più servita di fornitori che prevedessero il “bonded labour”, cioè facessero pagare i dipendenti per essere assunti estinguendo poi a rate questo debito lavorando. Vi si legge poi che ci sono ancora 64 fornitori di materie prime (in particolare metalli rari) situati in zone di guerra o dove vigono gravi violazioni ai diritti umani. Vi si legge inoltre che il 5% dei fornitori fa tuttora lavorare i dipendenti senza pause settimanali e che ci sono ancora fornitori che sfruttano il lavoro minorile. Proprio vero: “Apple è (ancora) aperta a tutti”, anche a questi suoi fornitori. Complimenti, Tim!