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CESARE BATTISTI/ Brasile, l'ex terrorista rischia l'espulsione: ecco la sua storia

Pubblicazione:mercoledì 4 marzo 2015

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Si avvicina l’espulsione dal Brasile per Cesare Battisti, l’ex terrorista italiano a cui un giudice federale ha negato il rinnovo del visto che gli consentiva di rimanere nel Paese sudamericano. La notizia è stata diffusa dai media locali, mentre l’avvocato di Battisti, Igor Sant’Anna Tamasauskas, ha fatto sapere di essere stato informato dai giudici ma che ancora non è stata stabilita una data. L’espulsione potrebbe avvenire verso il Messico oppure la Francia. La storia di Cesare Battisti e delle sue condanne, alle quali seguì l’evasione dal carcere di Frosinone, è molto lunga. Il sessantunenne è originario del Lazio, precisamente di Sermoneta, in provincia di Latina. Alla fine degli anni ‘70 entrò nel gruppo denominato Pac, proletari armati per il comunismo. In precedenza aveva già subito diversi arresti, con le accuse a suo carico che andavano dal furto, all’oltraggio a pubblici ufficiali. Una volta entrato nel Pac, prese parte a numerose azioni terroristiche messe in atto dal gruppo, con l’uccisione di quattro persone, oltre a numerose rapine e sequestri di persona, reati per i quali è stato poi condannato in contumacia dal tribunale italiano. Dopo essere stato arrestato dalle forze dell’ordine nel 1979 venne rinchiuso nella prigione di Frosinone, dalla quale riuscì ad evadere due anni dopo, e poi rifugiarsi in Francia. Dopo un periodo di tempo passato sul territorio transalpino, fuggì nuovamente e si rifugiò oltreoceano, in Marocco, dove divenne anche scrittore, pubblicando alcuni romanzi. Successivamente, nel 1990, il ritorno in Francia, dove grazie alla "dottrina" dell’allora presidente francese Mitterand, riguardante il diritto d’asilo, continuò a vivere, esercitando sia il mestiere di traduttore che quello di scrittore.

In Italia intanto i processi a suo carico stavano continuando, e nel 1993, Cesare Battisti fu condannato definitivamente per quattro delitti, quello del maresciallo della polizia penitenziaria Antonio Santoro, avvenuto nel 1978, quello di Pierluigi Torreggiani, un commerciante milanese ucciso nel 1979, quello di Lino Sabbadin, altro commerciante, avvenuto in provincia di Venezia, e quello dell’agente della Digos si Milano Andrea Campagna, anche questi due avvenuti nel corso del 1979. A seguito di questa condanna, il governo italiano emise una richiesta di estradizione dalla Francia. La richiesta venne accolta dalla Corte d’Appello francese nel 2004, e prima che si arrivasse al pronunciamento della Cassazione, Cesare Battisti fuggì in Brasile. La giustizia italiana ha continuato a seguire l’ex terrorista anche nel paese sudamericano, e nel 2007 fu arrestato dopo un’istanza presentata dall’Italia. La decisione sull’estradizione non è arrivata e nel mese di gennaio 2009 il ministero della Giustizia del paese sudamericano gli concesse di rimanere in Brasile per "motivi politici ed umanitari". Nello stesso anno però un altro tribunale brasiliano, il "supremo tribunale Federale" dette ragione alle richieste provenienti dall’Italia, pronunciando il primo "si" per l’estradizione dell’ex terrorista. Da quel momento si susseguirono una serie di decisioni controverse, e nel mese di dicembre, ratificando la decisione del tribunale, la Corte Suprema brasiliana decise di mettere in mano al presidente Lula la decisione definitiva sulla sorte di Cesare Battisti. La decisione del presidente brasiliano arrivò il 31 dicembre dell’anno successivo e fu quella di rifiutare l’estradizione, anche se nel frattempo lo stesso Battisti era stato condannato a scontare due anni di carcere in Brasile per aver utilizzato un passaporto falso. E proprio i timbri falsi apposti sul passaporto, circostanza fra l’altro ammessa dallo stesso Cesare Battisti, potrebbero essere ora la causa della sua espulsione dal Brasile. Al momento della decisione di Lula, che fu presa proprio l’ultimo giorno prima della scadenza del suo mandato presidenziale, l’allora presidente Giorgio Napolitano espresse la delusione e l’amarezza del popolo italiano per questa decisione e la sua contrarietà alla stessa. Ci fu anche un momento di tensione diplomatica tra i due paesi, con l’Italia che richiamò in patria il proprio ambasciatore in Brasile.

Successivamente, l’8 giugno del 2011 la decisione del presidente fu ratificata dal "Supremo Tribunale Federale", e dal quel momento Cesare Battisti ebbe lo "status" di rifugiato politico potendo quindi godere di un visto permanente. Il nuovo presdidente brasiliano Dilma Rousseff non si opporrebbe all’estradizione, come aveva fatto precedentemente Lula, e quindi l’ex terrorista rischia di vedere interrotta la sua latitanza. La condanna del tribunale italiano per Battisti prevede l’ergastolo per i 4 omicidi commessi.



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