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PAPA FRANCESCO/ Omelia di Santa Marta: il cuore ammalato di mondanità non ci fa vedere il prossimo che soffre

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La parabola del ricco Epulone al centro dell'omelia di oggi di papa Francesco, come riportata da Radio Vaticana. Non si dice che fosse un uomo cattivo, ha commentato il papa, forse a modo suo era anche religioso e pregava, due o tre volte l'anno quando andava al Tempio a fare i sacrifici e dare offerte, con i sacerdoti che lo ringraziavano e gli davano il posto di onore.  "Quando usciva da casa, eh no ... forse la macchina con la quale usciva aveva i vetri oscurati per non vedere fuori ... forse, ma non so ... Ma sicuramente, sì, la sua anima, gli occhi della sua anima erano oscurati per non vedere. Soltanto vedeva dentro la sua vita, e non se ne accorgeva di cosa era accaduto a quest'uomo, che non era cattivo: era ammalato. Ammalato di mondanità. E la mondanità trasforma le anime, fa perdere la coscienza della realtà: vivono in un mondo artificiale, fatto da loro ... La mondanità anestetizza l'anima. E per questo, quest'uomo mondano non era capace di vedere la realtà" ha aggiunto, spiegando che in questo modo non vedeva il povero fuori di casa sua. Il cuore mondano, ha detto, non permette di vedere il bisogno del prossimo, quella mondanità che Gesù durante l'ultima cena ha chiesto che venisse risparmiata ai suoi discepoli. Poi quando muore il ricco chiede ad Abramo di inviare qualcuno ad avvertire la sua famiglia perché non commettano i suoi stessi errori: "I mondani, vogliono manifestazioni straordinarie, eppure nella Chiesa tutto è chiaro, Gesù ha parlato chiaramente: quella è la strada. Ma c'è alla fine una parola di consolazione: quando quel povero uomo mondano, nei tormenti, chiede di inviare Lazzaro con un po' d'acqua per aiutarlo, come risponde Abramo? Abramo è la figura di Dio, il Padre. Come risponde? 'Figlio, ricordati ...'. I mondani hanno perso il nome; anche noi, se abbiamo il cuore mondano, abbiamo perso il nome. Ma non siamo orfani. Fino alla fine, fino all'ultimo momento c'è la sicurezza che abbiamo un Padre che ci aspetta. Affidiamoci a Lui. 'Figlio'. Ci dice 'figlio', in mezzo a quella mondanità: 'figlio'. Non siamo orfani".



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