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#Cldalpapa/ Un incontro che ci ridesta il "primo amore"

Pubblicazione:domenica 8 marzo 2015

Papa Francesco (Infophoto) Papa Francesco (Infophoto)

Quella piazza ha sempre significato molto per il popolo di Comunione e liberazione. E' il luogo dell'offerta e della verifica. Dell'amore e del cuore, delle carezze e degli inchini, e anche degli schiaffi. Quelle che ti dà un Padre con tutto l'amore del mondo, magari piangendo e urlando con te. Perché così fa uno che ti vuol bene. 

Ieri in piazza san Pietro si sono ritrovate 80mila persone arrivate da 47 nazioni del pianeta: 5 continenti e tante belle facce, serie, partecipi, consapevoli. "Coscienziose" verrebbe da dire, nel senso di completamente presenti al momento che si andava vivendo. Erano tutti figli di monsignor Luigi Giussani, il prete brianzolo che 60 anni fa, nel liceo Berchet di Milano, fondava il movimento che tanto avrebbe influito nella vita ecclesiale, culturale, sociale e politica del Paese. Comunione, come quella visibile tra i due colonnati del Bernini e gran parte di via della Conciliazione, e liberazione, che è molto di più di ingegno, autodeterminazione e arbitrio, così tanto di più che ogni volta è necessario ricordarlo. E' anche per questo che da tutta Italia, e dagli angoli del mondo dove il metodo educativo di Giussani ha plasmato anime nella fede, sono arrivati sacerdoti, famiglie, giovani e anziani, bambini e religiose, vescovi e amici. Tutti a Roma per guardare negli occhi Francesco, "mendicare" da lui una forza nuova e ritrovare il "primo amore". 

Cielo terso, celeste, bellissimo e vento sferzante. L'immagine più vera per raccontare quello che è accaduto nella mattinata di ieri, la sintesi perfetta dell'alchimia che si è stabilita tra Bergoglio e i "ciellini". La chiarezza di un rapporto inevitabile e imprescindibile, quello tra il successore di Pietro e una delle più complesse (non neghiamolo), interessanti e discusse esperienze ecclesiali del dopo Concilio. La "celestiale" — nel senso di orientata all'eternità — posizione di un popolo pronto a seguire il suo Pastore. La bellissima e commovente paternità avvertita da chiunque guardava alla basilica illuminata dal sole. E poi gli schiaffi, le parole affilate di Francesco, capaci di scavare ed estrarre tutta la meschinità di cui a volte gli uomini sono capaci. Una folata sembra aver scosso l'albero piantato da Giussani, una bella scrollata che ha fatto vibrare rami secchi e foglie morte per non indebolire "quell'impeto di vita" generato dal suo genio.

Ero in piazza come molti, lavoravo, osservavo e ascoltavo. Ho visto le lacrime e le facce tese, gli abbracci e i sorrisi. Ho percepito il desiderio di appartenere "senza se e senza ma" alla Chiesa, come ha insegnato con tutta la sua vita don Giussani, e ho colto la portata del gesto con cui don Julián ha messo il movimento nelle mani di Francesco, l'umiltà con cui ha dichiarato le fragilità e le cadute, chiedendo di essere guidato alla riscoperta della passione per l'uomo e per la realtà che è sempre stata del prete brianzolo, la totale disponibilità a riorientare la rotta, la gratitudine con cui lui insieme agli 80mila e oltre di piazza san Pietro ha accolto le parole del pontefice. 


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