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SEPE E GOMORRA/ Se Napoli è anche un po' "cattiva" non è colpa di una fiction…

Pubblicazione:mercoledì 1 aprile 2015 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 1 aprile 2015, 8.15

Crescenzio Sepe, cardinale di Napoli (Infophoto) Crescenzio Sepe, cardinale di Napoli (Infophoto)

Gli stessi Stati Uniti, un Paese e un popolo che trasformano in epica qualsiasi evento, si tormentano in video e su carta sulle colpe della guerra del Vietnam da quarant'anni, si interrogano sul genocidio dei pellerossa, hanno un complesso insanabile sullo schiavismo… E ne parlano, ne fanno film, musical, spettacoli. Mica sono autolesionisti come noi italiani. Eppure…

E' vero, "rimenarla" troppo sulle storie brutte dei nostri tempi e dei nostri luoghi irrita, e non può che irritare, chi in buona fede s'impegna per sostenere le cose buone e le brave persone contro quelle cattive. Sicuramente il cardinale Sepe, ma anche, a modo suo, Berlusconi cinque anni fa. Può irritare, ma è così che va la vita degli uomini, da millenni.

Quindi ben vengano gli sfoghi come quello del porporato, periodicamente, anche per ricordare ad impresari, autori e registi che c'è modo e modo anche di fare fiction sulla malavita organizzata, e che se — ad esempio — la si rappresenta come imbattibile o quasi (è il caso di Gomorra) è assai peggio che se la si presenta come perdente. Ma sfoghi sono e sfoghi restano.

Piuttosto, in tempi di riformismo galoppante e, si direbbe, un po' inconcludente, sarebbe il caso di prendere il germoglio migliore delle critiche del cardinale Sepe e "investirlo" creativamente, ricordando per esempio a Renzi che la Rai, se vuol poter dire di svolgere un "servizio pubblico", potrebbe anche sforzarsi di fare epica su cose edificanti: ci provò e ci riuscì benissimo Franco Zeffirelli con il suo Gesù di Nazareth, ma non c'è bisogno soltanto della storia sacra per emozionare, chi ha i capelli grigi ricorda i bellissimi romanzi di Cronin magnificamente sceneggiati da Angelo Solmi, dalla Cittadella alle Stelle stanno a guardare… Si può anche fare spettacolo, insomma, "edificando" e seminando esempi positivi. Magari è più facile riuscirci con la protezione di un "mandato" pubblico finanziato, con canone, da tutti noi e un po' esonerato dalla condanna di svettare nelle classifiche dell'audience.



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