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Cronaca

IL CASO/ La bimba yazida violentata e incinta? E' sopravvissuta per noi

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E in nome di un dio, che l'unico Dio ci perdoni, per quante volte è pronunciato, offeso, vilipeso, usurpato il suo nome. Dovrebbe far solo paura, questo dio. Dovrebbe essere bestemmiato e negato, un dio che permette la follia perpetrata su una bimba incolpevole. Abbiamo il coraggio di stare davanti a questo orrore, o meglio tacere? Abbiamo il coraggio di pensare a questa bambina ogni mattina e ogni sera, per convincerci che il califfato non riguarda i paesi arabi, neppure le nostre paure, ma quel che vogliamo salvare dell'uomo? 

Chiunque non denunci, non alzi la voce, non aiuti ad educare, non sostenga questi poveri, è complice. Chiunque finga che la cosa non ci riguardi, che non possiamo immischiarci, è colpevole. Come l'occidente lo è stato con Hitler, con Stalin, con le usurpazioni coperte da interessi in Cambogia, in Vietnam, in Corea, in Ruanda. Ma l'occidente siamo noi, nei posti di lavoro, nelle nostre scuole, nelle famiglie, nelle comunità. La bimba yazida è già morta, per il mondo. Distrutta nell'innocenza, nella fiducia, nella speranza. Noi sappiamo che la sua vita non è vana, né quella del suo bambino. Sappiamo che sono già salvi, e santificati, che il Dio vero è morto anche per loro. La loro presenza è un dono, per commuoverci, e darci coraggio, fortezza, scienza, intelletto, timor di Dio. Che prima o poi giudica, e accoglie i suoi figli.

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