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FAMIGLIE E FIGLI/ Ecco come usare il "tesoretto" del Def (ammesso che ci sia)

Nel predisporre il Def 2015, il Governo si è trovato di fronte a un tesoretto da 1,6 miliardi. FRANCESCO BELLETTI (Forum Famiglie) spiega come potrebbe essere utilizzato al meglio

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Si è aperta la caccia all'ennesimo "tesoretto", che metterebbe a disposizione del Governo la cifra imprevista di circa 1,6 miliardi di euro; mi si scuserà il condizionale, ma dubitare dell'entità della cifra, se non addirittura della sua stessa esistenza, appare più esercizio di sano realismo che non atteggiamento pregiudiziale verso la politica degli annunci. La somma appare miracolosamente disponibile dai nuovi conteggi che il Governo ha elaborato in occasione della presentazione del Def (Documento di economia e finanza), uno strumento di programmazione degli impieghi del denaro pubblico in vista della prossima Legge di stabilità. Subito sono emerse nelle pagine dei giornali e nelle dichiarazioni dei vari leader politici le ipotesi più disparate: dai poveri agli esodati, dalla scuola pubblica alla sicurezza nelle strade, dal rafforzamento delle pensioni all'estensione della platea di destinatari degli 80 euro in busta paga.

Noi non avremmo dubbi (riecco il condizionale…): dopo questi lunghi anni di crisi la povertà nel Paese è cresciuta in maniera esponenziale, e quindi è certamente doveroso sostenere le persone povere. Ma ovviamente ogni tesoretto ha i suoi limiti, e quindi è doveroso anche individuare un target specifico, per non spalmare su troppi destinatari un intervento che diventerebbe marginale. E allora segnaliamo che l'Italia ha il triste primato di un tasso di povertà minorile tra i più alti d'Europa, e troppi minori, per il semplice fatto di vivere in famiglie di tre o più figli, sono "poveri". Quindi le famiglie devono essere messe al centro dei possibili impieghi. 

Il Censis segnalava che"avere o non avere figli: ecco una causa di diseguaglianza. La nascita del primo figlio fa aumentare di poco, rispetto alle coppie senza figli, il rischio di finire in povertà. Nel primo caso il rischio riguarda l'11,6%, nel secondo caso riguarda il 13,1%. Ma la nascita del secondo figlio fa quasi raddoppiare il rischio di finire in povertà (20,6%) e la nascita del terzo figlio triplica questo rischio (32,3%). Inoltre, avere figli raddoppia il rischio di finire indebitati per mutuo, affitti, bollette o altro rispetto alle coppie senza figli" (Censis, 3 maggio 2014).

Figli, povertà e sviluppo sono quindi certamente fenomeni collegati: la fiscalità e il sostegno diretto alle famiglie giovani sono strumenti fondamentali a questo riguardo. Quante famiglie non cadrebbero sotto la soglia di povertà con un fisco più equo? Dobbiamo riscoprirlo oggi? Non è bastato nemmeno l'allarme lanciato ormai dieci anni fa dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi (figura certamente non inscrivibile in un ipotetica lobby "pro-life"): "Una società con poche madri e con pochi figli è destinata a scomparire. È necessario un sostegno, forte e convinto, al recupero della natalità, essenziale per conservare i livelli di benessere di cui godiamo. Le culle vuote sono il vero, il primo problema della società italiana" (Carlo Azeglio Ciampi, 7 marzo 2004, messaggio del Presidente della Repubblica per l'8 marzo).