BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

IL CASO/ Mauro Corona vuole l'eutanasia, ma è solo desiderio di eternità

Pubblicazione:domenica 26 aprile 2015

Mauro Corona (Immagine dal web) Mauro Corona (Immagine dal web)

Ho ascoltato e poi riletto quel che ha detto Mauro Corona a la Zanzara, riguardo alla sua dirompente scelta dell'eutanasia. Un eufemismo, parlare di dolce morte con la violenza e la rabbia gridate per sfregio, non alla morte ma a una vita non amata.  Si potrebbe pensare a una studiata mossa per attirar l'attenzione, in concomitanza con l'uscita di un libro. Eppure non lo credo, conoscendo un po' i dati biografici di questo montanaro duro e petroso, scontroso e ferito, grande arrampicatore, e bravo scrittore di una natura che freme, sa suggerire e disvelare il mistero.

Bracconiere per i monti col padre, da piccino, abbandonato dalla mamma, vede il Vajont crollare col suo carico di morti e di insensatezza, vive poveramente, senza poter compiere gli studi, lettore solitario e vorace dei classici. Il fratello emigrato in Germania muore tragicamente. Le sculture intagliate nel legno, i racconti dei boschi incantati, le scalate in montagna sono una bellissima e  fascinosa ricerca di bellezza, di significato. 

Le voci dei cuculi, l'attaccamento alle radici di un mondo scomparso, i riconoscimenti alla sua arte e alla sua originalità paiono accompagnarlo, almeno in apparenza "fuori dall'inferno", come lui dice. Purtroppo, quando hai successo la gente non guarda mai e non capisce la tua anima, non gliene importa: e a un'anima assetata non basta un premio, una conferenza, un passaggio in tv, neppure che il suo personaggio venga disegnato a fumetti e le sue storie tradotte in cinese. Sarebbe sbagliato, dopo la sua uscita alla radio impertinente e feroce (la radio, non la sua intervista)  fermarsi all'insulto, la bestemmia, lo sberleffo. Spiazzano le parole con cui dice di aver già scelto i suoi killer, tre persone care cui ha consegnato una pasticchetta mortale. In caso di malattia grave, invalidante, che non permetta un'uscita dignitosa e libera da questo mondo. 

Bisognerebbe chiedersi che si intende per dignità e libertà. Se è la furiosa e ansimante ricerca di aria, di altezza, di diversità, se è fare quel che si vuole, credendo di essere finalmente felici; ed è dignità poter rispondere a questo progetto, dimostrare qualcosa, essere all'altezza. Non parla di cliniche svizzere per ricchi depressi, Corona, ma di foibe, in cui infrattarsi con sigari e vino per lasciarsi morire così, di fame e di isolamento. 

E' una sfida, e vale come provocazione a tutte le domande che inghiottiamo, a tutte le sciocchezze su cui crediamo di basare la riuscita e il senso dei nostri giorni. Perché in effetti, cosa ci impedisce una visione diversa, che il putrefarsi della carne nella terra, di ossa livide alla pioggia e al sole, memento di nullità e follia di esistere? Non è il tormento terribile di spiriti eletti, da Foscolo a Baudelaire a Montale a Pavese, il piegarsi alla mancata scoperta di un varco? Non è il nostro tormento, se guardiamo realisticamente a chi siamo, alla nostra impotenza di fronte al dolore, al male? 


  PAG. SUCC. >