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BULLI IN GITA/ E se il "problema" fossero le madri?

Tre ragazzi di un liceo di Cuneo sono stati sospesi per un episodio di bullismo in gita scolastica. Rischia anche la vittima, che era ubriaca. Le madri non ci stanno. GIANFRANCO LAURETANO

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Siamo alle solite, ormai bisogna dire così. Durante una gita scolastica, in questo caso di una classe del cuneese a Roma, i ragazzi fanno bisboccia notturna, bevono un po’ troppo e prendono di mira uno di loro: lo rasano depilandolo, gli appiccicano addosso caramelle e dolcetti, lo prendono allegramente di mira. Da un po’ di tempo la novità è che questi episodi vengono filmati col cellulare e postati in rete, resi così visibili a tutti. Viene da dire che questa è la normalità, chissà in quante gite scolastiche accadono cose del genere. Di diverso c’è che la scuola prende provvedimenti pesanti: sospensioni dalle lezioni e quattro in condotta, con la possibilità molto forte della bocciatura. La pesantezza del provvedimento è dettata dall’accusa di bullismo. A questo punto le mamme non ci stanno: si radunano, scelgono una portavoce, che telefona al quotidiano torinese La Stampa con l’evidente intenzione di sollevare un polverone. La storia dunque non finisce qui.

Ora, il fatto che questi episodi siano frequentissimi, quasi un accessorio inevitabile delle gite scolastiche, non consente di dire che sia la normalità. Suvvia, è uno scherzo, anche se pesantuccio, dicono le mamme, è sempre stato così: uno scherzo cameratesco, stile caserma. Questo il tenore dell’esposto fatto, guarda un po’, a un giornale.

Non è affatto così. Un’ondata crescente di permissivismo, iniziata negli anni Sessanta, ha ormai davvero ridotto le scuole a caserme, ma paradossalmente senza disciplina, parola che ormai suona come un oltraggio pedagogico. Non era così prima, non è così in nessun’altro paese al mondo. Se avete un amico albergatore che ospita in una nostra città turistica scolaresche da tutt’Europa, chiedete che differenza c’è fra gli italiani e gli altri. E quale immancabile conta di danni occorra fare dopo il passaggio di una delle nostre classi.

Un’altra lamentela delle mammine di Cuneo è per l’inspiegabile rifiuto di alcuni professori di andare in gita, così che i ragazzi sarebbero stati “lasciati soli”. Il vero mistero della scuola italiana è che ci siano ancora professori che accettino di andare in gita con studenti il cui unico pensiero in gita è trovarsi a far confusione di notte, bevendo e drogandosi e tutto il resto. Ma è vero che tutto questo è considerato, ormai, normale. Chissà perché.

Certo, generalizzare è sbagliato. Esiste anche una minoranza di ragazzi curiosi di vedere il mondo e rispettosi della dignità di compagni e docenti. Ma è una minoranza, appunto, spesso emarginata quando non attaccata dai bulli. Il dubbio però è che alzare la soglia di ciò che consideriamo bullismo sia inutile. Può darsi benissimo, ad esempio, che l’episodio di cui qui si parla sia effettivamente uno scherzo, ancorché pesante, tacciato ingiustamente di bullismo. E forse l’inasprimento della pena, che alla fine ha ben poco di educativo, rischia di far perdere inutilmente un anno di scuola a quelli che hanno tutta l’aria di essere dei viziati buontemponi.