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DAL PARAGUAY/ Aldo Trento: io e i miei malati "curati" dalla Resurrezione

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Piero della Francesca, Resurrezione (1463-68) (Immagine dal web)  Piero della Francesca, Resurrezione (1463-68) (Immagine dal web)

Questa certezza vissuta ogni giorno assistendo gli ammalati terminali mi permette di abbracciare tutto e tutti, dalle mie adolescenti violentate ai martiri cristiani del medio oriente uccisi in modo selvaggio perché amano Gesù. Non solo, ma anche di sopportare con pazienza una spondilite che mette a dura prova il mio rapporto con Gesù.

Se Gesù non fosse risorto tutto sarebbe una grande maledizione e avrebbe ragione Sartre quando definisce l'uomo una passione inutile. La stessa clinica di cure palliative a che cosa servirebbe se quel bellissimo Gesù di Piero della Francesca non fosse ancor oggi colui che ha sconfitto definitivamente la morte? Non esiste nessuna cura del dolore senza l'esperienza della resurrezione che vedo nel volto sereno con cui muoiono i miei ammalati. Tutti i mezzi, tutte le terapie possono essere buone, ma se l'ammalato non è accompagnato a guardare Gesù risorto è impossibile dare un senso al dolore e accompagnarlo a morire in pace. 

Il venerdì santo ho visitato i nuovi pazienti dell'ospedale chiedendo se erano cattolici. Mi hanno risposto con un filo di voce: "Sì". Allora ho anche chiesto se volevano confessarsi, e conoscendo l'impossibilità di parlare chiedevo di alzare il pollice come segno di pentimento. Così tutti si sono confessati. Che potenza il sacramento della confessione e dell'unzione degli infermi! Ridonano la vita, la grazia anche al peggiore delinquente, se pentito. Gesù non poteva lasciarci un modo più bello per risorgere con Lui. Per questo motivo la clinica è bella in tutti i suoi dettagli, dai fiori freschi sul comodino all'attenzione e l'affetto ai pazienti che la processione eucaristica giornaliera suscita in ognuno di noi. È davvero grande il nostro Dio che contempliamo risorto dai morti.

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