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PAPA-RAUL CASTRO/ "Scelta religiosa"? No, annuncio del Vangelo

Pubblicazione:lunedì 11 maggio 2015

Papa Francesco accoglie Raul Castro (Infophoto) Papa Francesco accoglie Raul Castro (Infophoto)

Dà fastidio, dà molto fastidio, ad alcuni cattolici non essere un gruppo di pressione ideologicamente armato con un chiaro piano d'azione per la riconquista dell'Occidente, dà fastidio giocare tutto sulla libertà della persona e sul rapporto vivo con l'altro e preoccupa non poco che non ci siano linee guida se non quelle che provengono dalla Tradizione, dalla Scrittura e dal Magistero. Quante volte, un po' fideisticamente, si vanno a riprendere storie o documenti del passato con la pretesa che essi possano essere letti e compresi fuori dal contesto in cui sono stati formulati, dimenticando — in modo colpevole — che solo il dogma ha la pretesa di essere definitivo e che una teologia, per quanto illustre e ammirabile, è sempre una lettura della fede dentro certe coordinate di spazio e di tempo. Oggi la Chiesa ci chiede di giocarci tutto dentro un rapporto, dentro una dinamica relazionale chiara e autentica in cui nessun uomo ci è più estraneo, ma tutti gli uomini sono l'occasione vera per un incontro, per una storia.

3. Infine, è evidente — allora — che la pace per Papa Francesco non è il fine dell'azione sociale, ma la condizione in cui l'azione politica e sociale si collocano e portano frutto. Solo dentro orizzonti di pace si possono costruire relazioni nuove, libere dal pregiudizio e aperte all'imprevedibile. La continua alimentazione del conflitto irrigidisce le posizioni e allontana i cuori: i gesti profetici del Papa tendono così ad abbattere barriere o convinzioni ataviche di modo da permettere un Incontro, che tutto parta e ricominci da un Incontro. E questo è quello di cui c'è bisogno nella scuola, nel lavoro, in campo educativo, tra marito e moglie: gesti di pace, di distensione, che permettano ai rapporti di riaprirsi e di ricominciare. 

Continuare con gli automatismi del passato ci rende certamente più sicuri, ma ci chiude alle novità dello Spirito, condannandoci a rifiutare tutto ciò che sorge nella realtà, da un amore ad un carisma, come un pericolo, una pestilenza da evitare. Se Francesco avesse guardato a Raul come ad un "comunista" oggi non avremmo scritto queste cose, ma solo l'ennesimo encomio ad una cortina di ferro che — ogni giorno — la realtà abbatte e supera. Una realtà che ha un nome tanto insopportabile quanto inevitabile: Gesù Cristo. È Lui il nostro programma, la nostra strategia. E chi ha negli occhi tutt'altro si ritrova, paradossalmente, sempre più arrabbiato e triste. Disperato per un tempo che, al contrario di quanti pensano i "gufi" di casa nostra, è un'opportunità meravigliosa.



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COMMENTI
11/05/2015 - aggiornamento (Alberto Pennati)

Tempo fa avevo scritto dell'ambiguità che osservavo nel vescovo di Roma. Cammin facendo, noto una peculiarità nel suo guidare la Chiesa, contraddistinta direi da un certo spirito (con la minuscola) democratico (in senso "mondano"); vedremo con quali effetti nei prossimi mesi. Mi sorprende anche il fatto che continui (astutamente?) ad ignorare le perplessità, riguardo alla regolarità della sua elezione, poste da alcuni cattolici, mentre invece è molto "compiacente" nell'intrattenere rapporti con certe personalità del mondo laico (o forse sarebbe meglio dire laicista): Scalfari, Pannella, Bonino, Castro. Non sarà mica che "soffra" di protagonismo?

 
11/05/2015 - Raul Castro (Italo Amitrano)

Nel giorno in cui la liturgia della Parola fa riecheggiare in tutte le chiese cattoliche un ammonimento inequivocabile di Gesù ("non voi avete scelto me, ma Io ho scelto voi) Raul Castro lancia un messaggio altrettanto inequivocabile, che suona più o meno così: " Se questo papa continua a parlare e ad agire come noi vogliamo, io sceglierò di nuovo la Chiesa Cattolica". I figli delle tenebre sono molto scaltri, si sa; ma quello che si fa finta di non sapere è che queste tenebre, che ormai avvolgono la gran parte del mondo cattolico, non hanno prodotto scaltrezza, ma l'esatto opposto. Basta leggere alcuni commenti alla visita in Italia del satrapo cubano (come quello del dott. Pichetto) per rischiare, a causa della melassa che contengono, un "diabete spirituale" che in forma grave non può che condurre a mutilazioni e poi, fatalmente, alla morte.