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PAPA-RAUL CASTRO/ "Scelta religiosa"? No, annuncio del Vangelo

Pubblicazione:lunedì 11 maggio 2015

Papa Francesco accoglie Raul Castro (Infophoto) Papa Francesco accoglie Raul Castro (Infophoto)

Le parole pronunciate ieri dal presidente cubano Raul Castro in visita eccezionale a Roma non possono certamente passare inosservate. Il fratello di Fidel, infatti, nella conferenza stampa congiunta con il premier italiano Renzi non solo ha definito il bel paese "partner strategico" nei negoziati tra Cuba e Ue in vista di un progressivo riavvicinamento fra le due entità politiche, ma ha anche avuto parole di ringraziamento esplicite per tutto quello che Papa Francesco ha fatto per la riapertura del dialogo con gli Usa resa nota nel dicembre scorso, fino ad affermare, dopo un colloquio privato di quasi un'ora col Pontefice, di essere pronto a rientrare nella Chiesa cattolica "se il Papa continua così", impegnandosi a partecipare a tutte le Messe che Bergoglio celebrerà a Cuba nel settembre prossimo in occasione della visita ufficiale al paese latino-americano; e rivelando, a sorpresa, di leggere abitualmente tutti i testi e i discorsi di Francesco. 

Qui non siamo di fronte semplicemente ad un fatto storico, ma ad una chiara lezione di dottrina sociale della Chiesa che è possibile riassumere in almeno tre punti.

1. Bergoglio è sovente accusato da alcune "frange cristiane nostalgiche" di spostare l'impegno pubblico dei cattolici su una linea che ricorda molto la "scelta religiosa" compiuta dall'Azione Cattolica negli anni sessanta. Le frasi di Castro ci mostrano che il Papa sta tracciando invece una terza via tra quella identitaria e quella spiritualista che hanno animato un forte dibattito culturale in Italia alla fine del secolo scorso: egli sta superando il novecento attraverso una "proposta vocazionale", mostrando la realtà — tutta la realtà — come una parabola, come un grande invito di Dio non a reagire emotivamente, ma a rispondere con franchezza. 

Francesco, in effetti, non si preoccupa tanto di reagire agli attacchi delle lobbies, che puntualmente denuncia e mette a nudo, quanto di rispondere a Cristo attraverso le circostanze che quotidianamente interpellano i cristiani e li spingono a pronunciarsi. La sua preoccupazione, però, non è la polemica contro la polemica, ma il dialogo con Cristo anche attraverso le polemiche. Questo metodo non stacca la fede dalle opere, non mette la politica "dopo" i principi (o in applicazione ad essi), bensì rispetta il grande dogma dell'incarnazione per cui solo attraverso l'umano è possibile dialogare davvero con il divino.

2. Un tale sguardo non si può proporre all'interno di una "campagna mediatica o culturale", ma deve necessariamente porsi dentro una logica relazionale: è dentro il rapporto con Francesco che Raul Castro ha detto certe cose, non a partire da una strategia. Questo forse è quello che preoccupa di più certi ambienti che vogliono far coincidere la presenza cristiana con un'egemonia o con l'affermazione di un potere: il fatto che niente dipenda da un disegno dell'uomo, ma che tutto — in definitiva — sia sempre l'esito di una sequela, di un ultima obbedienza ad un Altro che c'è e che agisce nella storia e nel tempo. 


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COMMENTI
11/05/2015 - aggiornamento (Alberto Pennati)

Tempo fa avevo scritto dell'ambiguità che osservavo nel vescovo di Roma. Cammin facendo, noto una peculiarità nel suo guidare la Chiesa, contraddistinta direi da un certo spirito (con la minuscola) democratico (in senso "mondano"); vedremo con quali effetti nei prossimi mesi. Mi sorprende anche il fatto che continui (astutamente?) ad ignorare le perplessità, riguardo alla regolarità della sua elezione, poste da alcuni cattolici, mentre invece è molto "compiacente" nell'intrattenere rapporti con certe personalità del mondo laico (o forse sarebbe meglio dire laicista): Scalfari, Pannella, Bonino, Castro. Non sarà mica che "soffra" di protagonismo?

 
11/05/2015 - Raul Castro (Italo Amitrano)

Nel giorno in cui la liturgia della Parola fa riecheggiare in tutte le chiese cattoliche un ammonimento inequivocabile di Gesù ("non voi avete scelto me, ma Io ho scelto voi) Raul Castro lancia un messaggio altrettanto inequivocabile, che suona più o meno così: " Se questo papa continua a parlare e ad agire come noi vogliamo, io sceglierò di nuovo la Chiesa Cattolica". I figli delle tenebre sono molto scaltri, si sa; ma quello che si fa finta di non sapere è che queste tenebre, che ormai avvolgono la gran parte del mondo cattolico, non hanno prodotto scaltrezza, ma l'esatto opposto. Basta leggere alcuni commenti alla visita in Italia del satrapo cubano (come quello del dott. Pichetto) per rischiare, a causa della melassa che contengono, un "diabete spirituale" che in forma grave non può che condurre a mutilazioni e poi, fatalmente, alla morte.