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Cronaca

SPILLO/ Dall'Expo al fuori Expo: il partito del tafazzismo dà i numeri sull'Aventino

Il Papillarium di ÀMATI!Il Papillarium di ÀMATI!

Ogni giorno una novità che poi diventa piatto take awaj da asporto o da consumare sul luogo. Questo luogo nasce da un lavoro e si vede. Ebbene sapete qual è la cosa che più mi ha colpito a neanche un mese dall’apertura: che la gente ritorna, sempre più fedele e numerosa, perché quando scopre che anche il caffè è un’altro mondo così come un centrifugato di frutta (sono buonissimi), il resto diventa banale.

L’altro locale a Milano si chiama la Griglia di Varrone (via Tocqueville, 7 tel. 02 3698388), ed è dedicato alla carne. Qui assaggi la carne di ogni parte del mondo, ma i prodotti, dalle uova di Paolo Parisi al vino (hanno persino il Grignolino della tenuta Migliavacca, un biodinamico della prima ora che non conosce nessuno) sono selezionatissimi. E’ tutto frutto di un lavoro di conoscenza e proposta. L’Expo è lo stesso. E’ stato un lavoro il Padiglione Zero ideato da Davide Rampello e difatti è una delle cose più interessanti da visitare e che fa meditare. Ma anche il tanto vituperato Padiglione Italia, se visitate la mostra sulle quattro potenze dell’Italia (saper fare, bellezza, limite e futuro), vi farà uscire con la coscienza che siamo un grande Paese. Siamo un grande paese, dove chi pensa di vivere di rendita (all’Expo incominciano a lamentarsi quelli che hanno visite modeste, dicendo che non c’è segnaletica) ha l’occasione di capire cosa significa un lavoro. Brindo a questo momento dalle stanze total white del Padiglione del Vino, che dal cardo guarda l’Albero della Vita: un altra rappresentazione da visitare. Come si merita il vino italiano, spesso ridotto a folklore. Una volta tanto, diciamolo, non ha prevalso la salamella, ma un'idea positiva di lavoro.

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