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SPILLO/ Dall'Expo al fuori Expo: il partito del tafazzismo dà i numeri sull'Aventino

Pubblicazione:lunedì 11 maggio 2015

Il Papillarium di ÀMATI! Il Papillarium di ÀMATI!

Ora che l'Expo ha aperto le porte, il partito del tafazzismo che vorrebbe rappresentare un paese incapace si è riunito in sessione plenaria, sull’Aventino, per cambiare la strategia: i numeri. Tornano e non tornano? Quanta gente e da dove arriverà, se arriverà. L'altra sera alle 19, in un giorno che precede il weekend, i cancelli di Rho Pero segnavano un discreto flusso di gente (da quell’ora si entra solo con 5 euro) che dava l’impressione di gente che andava a curiosare, prendendo le misure. Ma nella stessa ora, il Mercato Metropolitano che è stato inaugurato di fianco la stazione di Porta Genova vedeva un buon flusso di gente, per occupare quello che è diventato un nuovo luogo a Milano, più informale, improntato sullo street food, ma anche sul benessere della frutta e verdura o del pane fatto con lievito madre e venduto a ore (più passa il tempo e più cala il prezzo del pane venduto. Ma non la qualità, perché il pane vero è sempre buono).

Il Molino Quaglia di Vighizzolo d'Este ha allestito qui una panetteria vera e propria, Mama Petra, mentre l’Unione nazionale dei produttori ortofrutticoli ha centrato il tema che i colori dei cibi hanno una forza nutriente tutta da riscoprire, all’insegna di "Nutritevi coi cinque colori della vita". Intanto ad Expo, nella cascina Triulza il Grana Padano ha allestito un caseificio vero e proprio, dove si vede nascere quel formaggio che i monaci benedettini codificarono mill’anni or sono. In questo mese di maggio Milano non è mai stata così viva e la sensazione è che la gente esca volentieri fuori casa, sotto la spinta di una maggiore fiducia rispetto agli anni passati. Ecco perché era importante la riuscita. Chi ne beneficerà? Tutti, anche chi si sente defraudato da una concorrenza che poi non c’è. Però c’è una condizione perché il beneficio arrivi davvero: il lavoro. Nulla è automatico, men che meno nel campo del food dove vince la credibilità.

A Milano, e torniamo al fuori Expo, hanno aperto centinaia di locali nel segno del "senza saper ne leggere ne scrivere..." piazziamo un punto vendita. Ma chi vincerà, o meglio chi resisterà? Non il locale di moda e nemmeno il luogo tutto design e niente sostanza nel bicchiere e nel piatto. Due locali a Milano mi hanno impressionato in questo senso. Uno si trova in quella via Cappellini che sbuca in via Pisani, di fronte alla stazione Centrale. E’ il Papillarium di Amati al numero 21 tel. 02 66712030, il concept che vuole insegnare a mangiare bene avendo cura di sè. Hanno riscoperto il grano monococco (fantastico), il salmone coi grani di goji, il pollo con le spezie orientali e lo yogurt di capra, la curcuma e la quinoa integrale fino alla sacher di noci.


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