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TASSISTA VIOLENTATA/ Un raptus? No, si fa giustizia chiamando le cose per nome

Pubblicazione:martedì 12 maggio 2015

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Lei si fermava e preparava il conto, lui saltava sul sedile accanto a lei. Lei piangeva. Lui la prendeva per i capelli per bloccarla. E il resto è cronaca. È storia già vista. Ma nessuno di noi vuole vedere la storia già vista di una giustizia che non fa giustizia. 

Vendetta no. Però giustizia sì. Giustizia sia. Borgese ha confessato. Sembra mite e lucido. Dice di non averlo mai fatto, che è stato un raptus. Va bene: se è la prima volta non è meno grave. Scusate la semi descrizione di prima, ma quell'uomo l'altro giorno non era mite e i raptus lasciamoli ai matti. Non ha rotto un vetro e i mille cocci di una vita stuprata sono così taglienti che ti fai male anche quando li rimetti insieme, basta sfiorarli per tagliarsi. Vogliamo tutti che quella donna ce la faccia, però non vogliamo che il fiocco rosa sulle antenne dei tassisti romani voglia solo dire "siamo con te". Quella donna — e le mille donne cui potrebbe accadere lo stesso — ha bisogno della giustizia. E per la giustizia ci vogliono i nomi giusti delle cose.



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