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SANDRO ABATI/ Ucciso a Kabul perché amava il suo lavoro

Pubblicazione:venerdì 15 maggio 2015

Sandro Abati Sandro Abati

Alloggiava al Park Palace Guest House, un residence di Kabul nella zona delle ambasciate, un posto considerato abbastanza sicuro. Mercoledì sera c’era in calendario il recital di una cantante, a Kabul c’è il coprifuoco alle cinque, le serate sono lunghe, in qualche modo bisogna far passare il tempo. Ma quel residence pieno di stranieri è entrato nel mirino dei talebani. La ricostruzione degli eventi è ancora ipotetica, forse tre attentatori, forse uno solo che ha sparato, ha tenuto in ostaggio gli ospiti del residence per qualche ora ed è stato ucciso prima che potesse far saltare l’esplosivo di cui era imbottito. 

Ma ha fatto in tempo ad ammazzare dieci persone. Fra questi Sandro e Aigerim, che dovevano sposarsi il 16 luglio. Fra questi Sandro Abati, che da buon bergamasco si era messo in proprio, aveva fatto della sua passione un lavoro, aveva paura ma non si tirava indietro. Faceva il suo mestiere anche se era rischioso perché un pezzetto di mondo potesse essere un po’ più umano.



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