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SELFIE MORTALE/ Anna, morta bruciata viva: la realtà è un cavo elettrico sospeso

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Anna, foto da facebook  Anna, foto da facebook

Doveva essere il "selfie definitivo", un "selfie specialissimo". Così avevano pensato due belle e giovani ragazze romene di 18 e 17 anni. Già, quella Romania che anche se è in Europa è ancora un Paese lontano, misterioso, legato a un passato oscuro e sanguinario, quello della dittatura comunista più feroce. I romeni che conosciamo sono quelli che vengono qui da noi per disperazione a cercare lavori umili o che finiscono sulle prime pagine dei quotidiani per episodi criminosi. La globalizzazione delle nuove tecnologie (Internet, smartphone su tutto) invece ha reso come si diceva una volta "tutto il mondo paese". Anche nella drammatica banalità del vuoto esistenziale.

Anna, 18 anni, e la sua amica, 17 anni, volevano apparire a tutti i costi su Facebook, come fanno i ragazzi (e non solo) di tutto il mondo. Quei quindici minuti di notorietà ipotizzati da Andy Warhol che mai si sarebbe immaginato avessero fatto rima con morte e dolore. Non è la prima volta infatti che qualcuno muore mentre si scatta un selfie. Era successo ad esempio a una ragazza americana che stava guidando mentre contemporaneamente voleva postare su qualche social network la sua faccia e dire ai suoi amici: "eccomi".

Già: esserci. E' questa la disperata volontà del mondo di oggi. Esserci, dire ci sono anche io, guardatemi esisto. A qualunque costo.

Anna e la sua amica vivevano nella cittadina di Iasi. Hanno pensato evidentemente a lungo la location per il loro "selfie definitivo" e l'hanno individuata nella stazione ferroviaria. Salire sul tetto del treno e fotografarsi: questa la loro idea neanche tanto brillante di un "selfie speciale".

Un uomo che passeggiava lì vicino le ha viste e ha cercato di avvertirle, avendo capito che cosa stavano rischiando. C'erano cavi elettrici penzolanti intorno a loro. Non lo hanno sentito, ridevano e scherzavano. Anna in particolare alzava le gambe cercando una posa particolare. Non ha neanche toccato il cavo elettrico che pendeva dal locomotore su cui erano salite. E' bastato che la sua gamba si avvicinasse al campo elettrico diffuso dal cavo per farla letteralmente esplodere come una torcia umana. L'amica è stata sbalzata dal tetto dalla violenza d'urto. L'uomo ha cercato di soccorrere Anna mentre chiamava i soccorsi. E' morta in ospedale con ustioni del 50% che ricoprivano il suo corpo. L'amica è ricoverata ma sta bene. Ha detto: non eravamo consapevoli dei rischi che correvamo.

Una storia di moderna banalità, quella di Anna e della sua amica. E le domande si rincorrono, oggi come sempre in casi analoghi. E' la moderna tecnologia e il culto dell'apparire che portano a questi estremi? E' il desiderio che sempre è stato nel cuore dei ragazzi, oggi come duecento anni fa, di fare cose strane, senza rendersi conto di quello che stanno facendo, visto che le loro dolci piccole testoline ancora non sanno distinguere del tutto bene e male? Chi può dirlo?



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