BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

CARCERI/ Voltaire si è fermato a Padova, parola di bici & panettoni

Mercoledì 20 maggio 2015, nel carcere Regina Coeli, si tiene un convegno sul tema di rieducazione al lavoro nelle carceri. Esempio virtuoso, la cooperativa Giotto di Padova. GIULIO PASI

Infophoto Infophoto

Voltaire tra le altre diceva che «il grado di civiltà di un paese si misura osservando la condizione delle sue carceri». Noi possiamo quindi dire che il celebre filosofo francese deve essersi fermato a Padova. Questo perché domani, 20 maggio, con la partecipazione di autorevoli ospiti giunti da diversi paesi, sarà presentato il nuovo Working Paper della Collana 2WEL, Percorsi di Secondo Welfare, Forgiveness and Work behind Bars: Giotto in the Due Palazzi Prison of Padua. Il convegno si terrà a Roma, nel carcere di Regina Coeli e sarà introdotto da Santi Consolo, capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Presenterà la ricerca Andrea Perrone, ordinario di Diritto commerciale all’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore del CESEN di Milano.

Come anticipato, all’incontro parteciperanno importanti ospiti internazionali: il magistrato brasiliano Luiz Carlos Rezende E Santos, già membro del Consejo Nacional de Justicia, Jürgen Hillmer dell’Università di Brema in Germania, Senator für Justiz und Verfassung, e lo sceriffo della Contea di Cook (Chicago) Thomas J. Dart. Concluderà i lavori Paola Severino, oggi prorettore vicario della Luiss, che nel 2012, incontrando l’esperienza della cooperativa Giotto, ebbe a dire: «Oggi in carcere ho visto dei lavori straordinari, non i soliti pezzetti messi insieme per far passare il tempo ai detenuti. Le biciclette, i panettoni, i call center che funzionano. Non elemosine, ma qualcosa di attrattivo per gli imprenditori e utile per l’economia del paese».

La ricerca che oggi sarà presentata e discussa a Roma, grazie anche al sostegno ricevuto dall’importante Fetzer Institute, sviluppa esattamente l’evidenza che sorprese l’allora Ministro della Giustizia. Infatti il paper ha come oggetto l’esperienza della Cooperativa Giotto di Padova, che dal 1991 sviluppa percorsi lavorativi per i detenuti del carcere cittadino, e i positivi risultati che questa ha raggiunto sul fronte del reinserimento sociale e del contrasto alla recidiva del reato.

Non è questa la sede per “svelare” tutti i contenuti della ricerca, disponibile per la lettura sia in lingua inglese che in italiano, tuttavia è utile offrirne una presentazione generale. Si è già detto che il paper ha come oggetto le attività svolte dalla cooperativa sociale Giotto nella casa di reclusione di Padova. A partire dagli anni Novanta la Cooperativa ha offerto opportunità di inserimento lavorativo a centinaia di detenuti del carcere Due Palazzi.

Il paper apre con la storia della Cooperativa e le attività attualmente svolte all’interno delle strutture penitenziarie: tra le altre, una pluri-premiata pasticceria e la produzione di sofisticati modelli di biciclette. Lo studio prosegue poi con l’analisi di alcune best practices sviluppate dalla Cooperativa nel campo della riabilitazione dei detenuti. Questa parte approfondisce le principali caratteristiche strutturali e gli archetipi del modello rieducativo della Cooperativa. Nella sezione finale – basata su interviste semi-strutturate ad alcuni detenuti attualmente in organico alla Cooperativa – vengono identificati alcuni effetti del metodo applicato da Giotto. Le persone intervistate attribuiscono al loro coinvolgimento con Giotto molti benefici: dal miglioramento della propria condizione fisica e mentale a una radicale trasformazione personale. La ricerca si conclude aprendo a un’ulteriore raccolta di dati, sia qualitativi che quantitativi, allo scopo di misurare attentamente gli effetti derivanti dall’approccio innovativo della Cooperativa Giotto all’interno del carcere Due Palazzi.