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CHIESA/ Papa da una parte, vescovi dall'altra? Ecco quello che certi giornali non capiscono

Si è conclusa la 68ma Assemblea generale della Cei. Raccontata dai media con le solite lenti e i soliti schemi, per lo più quelli del papa solo, non capito. E' così? CRISTIANA CARICATO

Angelo Bagnasco, presidente della Cei (Infophoto) Angelo Bagnasco, presidente della Cei (Infophoto)

C'è qualcosa di non detto, o meglio non riferito, che pesa sul bilancio della 68ma Assemblea generale della Chiesa italiana, conclusasi ieri con la consueta conferenza stampa del Card. Angelo Bagnasco. 

Sono le due ore, circa, di colloquio confidenziale e franco, tra Papa Francesco e il suo episcopato, tenutosi in Vaticano lunedì scorso. Botta e risposta alla Bergoglio, puntellato dalle continue raccomandazioni a non cadere in pasto ai "leoni", alias vaticanisti assetati di gossip e scoop, per non alimentare il già pastoso chiacchiericcio mediatico fatto di "si dice", "io le assicuro", "io credo" di presunti monsignori e curiali, che prima di sbottonarsi supplicano sempre: "non scriva il mio nome". Per una volta i vescovi ciarlieri, avvezzi alle confidenze, hanno tenuto la bocca chiusa. E già questa è una novità. Poco o nulla è trapelato del dialogo con Francesco, seguito al denso, a tratti sferzante, come sempre implacabilmente sincero, discorso di apertura dei lavori tenuto dal pontefice. 

"La lama di un chirurgo che affonda nella carne viva della Chiesa", la chiusa di un collega non avvezzo alle metafore forti, forse, più semplicemente, la mossa furba di un buon giocatore che mostra le carte e costringe gli altri a svelare la strategia. In questi giorni, autorevoli commentatori hanno sottolineato la severità del Papa, la sua inusuale mancanza di "misericordia", o meglio di "indulgenza", verso i vescovi e i loro presunti piccoli vizi o mancanze, cercando di marcare la distanza tra l'episcopato italiano e il pontefice latino-americano, popolarissimo all'esterno, incompreso e solo, dentro le mura vaticane e i confini della Penisola.

E' evidente lo schematismo facile e l'uso smodato di cliché applicati ad una storia che ha ben altre radici rispetto ai pontificati degli ultimi anni. Francesco è oltre le dinamiche destra/sinistra che qualcuno si ostina ad applicare alla Chiesa. E se è vero che molti suoi vescovi non sempre lo comprendono, ancora più evidente risulta il difetto di interpretazione di certi commentatori. Indubbiamente entrare in sintonia con un Papa così pirotecnico, in pastorale e azione, deve aver creato qualche problema. Il suo slancio in avanti ha sorpreso e preoccupato più di un pastore, e c'è da credere che in molti non abbiano ancora capito dove vuole andare a parare. 

Ma sono portata a pensare che lo stordimento non nasconda sempre avversione. Per farmi un'idea di cosa ne pensano le Eccellenze italiane del Vescovo di Roma e Patriarca di Italia ne ho sentita qualcuna, pretendendo nome e cognome. Volevo capire come la provocazione sulla "sensibilità ecclesiale", vale a dire "l'appropriarsi degli stessi sentimenti di Cristo, di umiltà, di compassione, di misericordia di concretezza e di saggezza", fatta dal Papa nel discorso inaugurale, avesse scalfito il monolitico corpo della gerarchia italiana, che alcuni si ostinano a disegnare tiepido, se non indifferente o addirittura ostile, alla rivoluzione bergogliana.