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CARDIOLOGIA E MATRIMONI/ Per non morire di crepacuore: il dolore e la sua negazione

Pubblicazione:sabato 23 maggio 2015

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La prestigiosa rivista Circulation, edita dall’American Heart Association, ha recentemente pubblicato i risultati di uno studio condotto su oltre 15.000 persone dal 1992 al 2010, dal quale emerge come il divorzio rappresenti un fattore di rischio significativo per l’infarto miocardico acuto. Nella popolazione studiata il rischio è apparso più elevato nel sesso femminile, con una probabilità di evento coronarico superiore del 24% nei soggetti con un divorzio alle spalle e addirittura del 77% per le donne pluridivorziate. Negli uomini l’aumento del rischio appare minore, con un incremento del 10% in caso di un solo divorzio e del 30% in quello di più divorzi. Linda K. George, uno degli sperimentatori, afferma che tale rischio appare paragonabile a quello provocato dall’ipertensione arteriosa e dal diabete mellito ed appare ridotto solo marginalmente in caso di nuovo matrimonio delle donne, mentre si annulla nel sesso maschile.

Le ultime linee guide della European Society of Cardiology, uscite nel 2012, descrivono dettagliatamente i fattori di rischio cardiovascolare, facendo menzione anche dei cosiddetti fattori psicosociali. Conviene, per completezza, ricordare quali siano i principali: familiarità per cardiopatia ischemica, sesso maschile, età, fumo, ipercolesterolemia, obesità, ipertensione arteriosa, la presenza di diabete mellito, d'insufficienza renale cronica, e della cosiddetta sindrome delle apnee notturne. 

Riguardo ai fattori psicosociali, le stesse linee guida evidenziano come una condizione di basso stato economico-sociale, la perdita di valide relazioni sociali, lo stress lavorativo e familiare e situazioni di ansia, depressione e conflittualità, contribuiscano ad aumentare il rischio cardiovascolare ed a peggiorare la prognosi in pazienti già affetti da malattia coronarica. 

Queste situazioni costituiscono spesso un ostacolo, che impedisce sia condotte di vita più sane, che l’aderenza, da parte dei soggetti già malati, ai regimi terapeutici consigliati. Tuttavia in alcuni casi si è dimostrato come possano agire anche in maniera diretta ed indipendente nella patogenesi della malattia aterosclerotica. Secondo i ricercatori dello studio della Duke University, le ragioni alla base dell’aumentato rischio cardiovascolare nei soggetti divorziati sarebbero complesse, chiamando in causa un possibile ruolo del sistema immunitario, con un aumento del livello d’infiammazione dei tessuti.

A chi scrive appare curioso che, in un’epoca come quella attuale, in cui difficilmente le notizie sfuggono ai canali dell’informazione, dati come quelli pubblicati da una rivista come Circulation siano passati praticamente inosservati. Soprattutto in questi tempi recenti, che hanno visto la rapida approvazione in Italia della legge sul cosiddetto divorzio breve. Compito della scienza è sicuramente osservare la realtà – “molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità”, diceva il noto chirurgo e biologo francese Alexis Carrel, premio Nobel per la Medicina nel 1912 – cercando di migliorare la qualità di vita e la durata della sopravvivenza, così come compito del legislatore è agire per il bene dell’individuo e per il progresso della società comune; ma forse quello che manca, talvolta, è un tentativo comune di provare a leggere i dati che la realtà ci mette davanti per farli diventare stimolo per una riflessione sincera sulla condizione dell’esistenza. 

Verrebbe da dire che, invece, venga talvolta sottaciuta, quando non addirittura misconosciuta, la componente di sofferenza e di drammaticità che contraddistingue la vita umana, in una tendenza, da parte del singolo, ad ignorare spesso la ferita dell’altro perché ritenuta aspetto scomodo, fastidioso, capace di minare la felicità personale. In una relazionalità che perde la dimensione dell’amore reciproco, quella ferita - il dolore del prossimo che entra nella nostra vita - non viene ritenuta come possibile benedizione, bensì come elemento da allontanare dalla nostra esistenza il più velocemente ed efficacemente possibile. Ecco, allora, che anche una formula di “divorzio breve”, può divenire il tentativo non solo di anestetizzare un dolore, ma di far uscire rapidamente dalla vita ogni elemento scomodo, eliminando la possibilità che pazienza, sacrificio e buona volontà possano magari mutare una condizione che solo inizialmente appare come negativa ed irrisolvibile. 


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