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NOZZE GAY/ Forum Famiglie: così il referendum irlandese rende la società ancora più individualista

Pubblicazione:lunedì 25 maggio 2015

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Quale cultura ha vinto in Irlanda, dove il 62,1% dei cittadini ha detto "sì" ai matrimoni omosessuali? E' la domanda che si pone il Forum delle associazioni familiari commentando l'esito del referendum andato in scena venerdì scorso. Per l'Irlanda, così come per l’Italia, "è illusorio parlare di Paese cattolico", scrive l'associazione in una nota. Come nel resto d’Europa prevale infatti "un pensiero dominante che tenta costantemente di ridurre la fede ad esperienza privata, senza legami con i valori sociali". Bisogna dunque smetterla di dividersi "in guelfi e ghibellini", perché "non si tratta di difendere o di proporre leggi cattoliche". Si tratta invece di "interrogarsi sul modello di persona, di società e di libertà oggi prevalenti".

Dunque, quale cultura ha vinto in Irlanda? "Quella dei diritti per tutti? Quella del rispetto per le persone?", si chiede ancora il Forum Famiglie. Certamente "è importante che le persone con orientamento omosessuale siano rispettate", ma questo "non riguarda l’identità del matrimonio e della famiglia, istituzione sociale da sempre orientata a valorizzare la differenza sessuale tra maschile e femminile e l’accoglienza e la cura delle nuove generazioni". In ogni caso, quindi, "l'esito del referendum irlandese pare la vittoria di una cultura che rende la nostra società sempre più individualista. Anche nella vita privata e nello spazio familiare".

Il referendum irlandese "ha consentito a noi italiani di capire almeno tre questioni utili nel dibattito politico e sociale dei prossimi mesi": la prima "è che occorre grande chiarezza nel costruire regole sulle unioni civili, perché poi il passo è breve a diventare matrimonio", mentre la seconda "è il tema della genitorialità e dell’educazione: la differenza sessuale, un papà e una mamma restano indispensabili per un equilibrato sviluppo educativo", spiega il Forum delle associazioni familiari.

C'è poi una terza considerazione: "Non sempre quello che viene sbandierato come progresso è davvero al servizio della dignità della persona o di una società più giusta. Occorre una grande libertà di pensiero, per sviluppare un libero dibattito senza pregiudizi su questioni così delicate. E’ possibile questo, oggi, su questo tema, nel nostro Paese?".



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